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di Irene Famà

La Stampa, 11 luglio 2022

“Non lo perdono, non pensavo potesse uccidere”. “È mio figlio, ma non lo perdono. Un gesto del genere non è accettabile da nessuno”. Simona Buonanoce è una donna coraggiosa, dalla vita sfortunata. Un ex marito in cella e un figlio assassino.

Una madre come fa i conti con un figlio che ruba, rapina e ora uccide?

“Non lo so, mi creda. Ho cresciuto cinque ragazzi da sola. Ho fatto del mio meglio, a Francesco ho provato a dare delle regole. Nelle ultime settimane ho anche creduto che stesse migliorando”.

Come mai?

“Andava a lavorare con il mio compagno come facchino. Non usciva nemmeno più la sera e io mi stupivo. Pensavo: “Guarda che bravo. Sta a casa perché sa che l’indomani deve alzarsi presto”. Ero tranquilla. È per questo che sono andata via e ieri ero fuori Torino. Se avessi immaginato una cosa del genere, non l’avrei mai lasciato solo. So che si è detto pentito”.

Non gli crede?

“Secondo me non si è nemmeno accorto di ciò che ha fatto. E da madre ora non so nemmeno io cosa devo fare”.

Francesco ha detto di essersi rovinato la vita.

“Il problema è che non ha rovinato solo la sua, ma anche la nostra. Sapevo che prima o poi avrebbe fatto una sciocchezza, ma non lo credevo capace di uccidere. Più volte ho chiamato le forze dell’ordine”.

Perché? Era violento?

“No, violento non lo è mai stato. Rubava e io speravo che lo arrestassero, per il suo bene. Ho anche pensato di chiedere un Tso, ma tutti mi dicevano che così l’avrei rovinato. Forse sarebbe stata la cosa giusta, ma in questi casi nessuno fornisce un manuale di istruzioni”.

Sapeva che faceva uso di droga?

“Credevo si facesse qualche canna, di certo non pensavo al crack. Sapevo che spesso faceva sciocchezze visto che mi ritrovavo le persone sotto a casa a minacciarmi”.

A minacciare lei?

“Sì. Lui andava a rubare in giro, il quartiere è piccolo e la gente veniva fuori dalla porte a minacciare me e gli altri miei figli. Dopo che ha rubato un motorino, l’ho cacciato di casa. Si comportava male e certe cose non le accetto”.

Poi l’ha ripreso con sé.

“Cosa avrei dovuto fare? Gli ho sempre offerto il mio aiuto. Da piccolo non era così. Andava male a scuola e spesso non ci andava proprio, è vero. Ma nulla di troppo grave. Poi è cambiato. Ha seguito l’esempio del padre”.

Ovvero?

“Il mio ex marito è in carcere praticamente da sempre per rapina. Anche lui fa uso di stupefacenti. L’ho lasciato per questo, di certo non sono andata via con cinque bambini per divertimento. E Francesco è cresciuto uguale. Sono stata sfortunata, ma ho cercato di riprendere in mano la mia vita”.

E ora?

“Devo ricominciare da capo. Ho dovuto spiegare agli altri miei figli cos’è successo. Sanno tutto e siamo sotto choc”.

Francesco ha chiesto perdono.

“Come si può perdonare una persona del genere? Sono la prima che prova rabbia quando sento notizie di ragazzi che ammazzano altri ragazzi fuori dalla discoteca. Che penso al dolore che provano le madri delle vittime”.

E questa volta che il colpevole è suo figlio?

“Non cambia nulla. Sarà anche mio figlio, ma si rende conto di cosa ha fatto? Ha ucciso un uomo per un pacchetto di sigarette”.

Andrà a trovarlo in carcere?

“Non ci penso proprio”.