di Mauro Spignesi
caffe.ch, 26 gennaio 2020
Viaggio in carcere andata e ritorno. Perché chi finisce in cella ha poi un'alta probabilità di ricommettere un reato, con un tasso di recidiva del 36 per cento. Che sale sino al 48 per cento se ha subito "almeno due condanne". Percentuale che scende, cala sino al 13 per cento se invece una persona finisce davanti a un giudice ma subisce una condanna con la condizionale, o beneficia di lavori di interesse pubblico oppure deve pagare pene pecuniarie.
Il dato emerge dagli ultimi aggiornamenti dell'Ufficio federale di statistica ricavati dal casellario giudiziale su un totale di 45.686 sentenze (aggiornate al primo gennaio 2019) e che disegnano un quadro piuttosto preciso su reati e età delle persone (svizzeri o stranieri con permesso C) che finiscono in un istituto penitenziario.
"Per capire bene il fenomeno bisognerebbe sapere se chi è recidivo è perché ha commesso lo stesso reato o ne ha commesso un altro", spiega Cristina Brasi, psicologa giuridica e analista comportamentale forense. "resta il fatto - aggiunge - che il carcere deve avere una funzione riabilitativa. E in questo senso abbiamo diversi esempi positivi. Ci sono istituti dove il detenuto lavora, segue corsi di formazione, studia. Insomma, si prepara al reinserimento nella società".
Naturalmente non ovunque questo è possibile. E soprattutto, vista l'articolazione della comunità carceraria, composta da molti stranieri di culture differenti, non sempre si possono attuare certi programmi.
Però dalla ricerca dell'istituto di statistica affiora anche un altro dato. E cioè che il rischio di recidiva diminuisce nel corso del tempo. La maggior parte dei detenuti - soprattutto quelli nella fascia d'età che va dai 22 ai 44 anni - commette un nuovo reato l'anno successivo all'ultima condanna. Del dettaglio: il 37 per cento nei primi sei mesi e il 22 per cento dopo un anno.
Dopo tre anni invece si giunge al sei per cento. Ma c'è un altro particolare che emerge, e cioè che soltanto il 13 per cento delle persone che commette un primo reato, dunque non replica, fa molta attenzione e in questo specifico caso il tasso di recidiva è del 13 per cento.
"Le pene alternative sono molto importanti - spiega ancora Cristina Brasi - perché consentono alla persona che ha subito una condanna di reinserirsi subito. Bisogna tener conto del retroterra sociale e culturale dell'individuo che sta scontando una pena.
Molte volte si tratta di uomini o donne che non si rendono conto, proprio perché sino ad allora hanno vissuto un disagio, del loro potenziale personale. hanno bisogno di acquisire, magari attraverso lavori di pubblica utilità, maggiore autostima, capire la percezione di sé. Cosa che non possono fare se stanno in una cella affollata dove alla fine spesso, succede, si ammalano". E questo capita nonostante gli sforzi dell'amministrazione carceraria che in alcune realtà deve fare i conti con strutture vecchie, con spazi assolutamente inadeguati.
In Ticino, dove l'occupazione delle carceri nel 2018 ha superato il 91 per cento, con una presenza media di 234 detenuti, quasi il 40 per cento stava scontando condanne per traffico di stupefacenti o per furti legati sempre alla droga. E proprio la droga è il reato dove la metà dei detenuti in Svizzera ricadono se hanno almeno due condanne alle spalle. Tra i reati lesioni, droga, rapina, furto e violenza sono quelli dove c'è maggiore possibilità di "ricaduta" mentre sono più attenuati gli effetti per le violenze carnali o su minori, le infrazioni (gravi) alle norme sulla circolazione o la guida in stato di ebrezza.
Naturalmente, poi, la maggior parte dei reati sono commessi da uomini (oltre 36 mila, a fronte di 8.784 donne). Quello che è importante, al di là della statistica, "è la possibilità per il detenuto - conclude Brasi - di cominciare sin da subito un percorso di reinserimento. Solo così potrà riprendersi la sua dignità e poi una volta uscito provare a reinserirsi nel contesto sociale".









