di Andrea Manna
La Regione, 12 giugno 2020
"L'emergenza Covid-19 è stata un test importante per il nuovo assetto della medicina carceraria": un test "che è stato finora superato efficacemente". Lo afferma, nero su bianco, la commissione del Gran Consiglio che vigila sulle condizioni detentive in Ticino sottolineando che "nessuno" dei reclusi nelle Strutture carcerarie cantonali (Scc) "ha contratto sinora l'infezione e ciò è stato possibile grazie alle misure restrittive per proteggere la salute sia dei detenuti sia del personale che la Direzione ha introdotto".
Il rapporto d'attività (maggio 2019-maggio 2020) della commissione presieduta dalla socialista Gina La Mantia - gli altri membri sono i liberali radicali Fabio Schnellmann e Giorgio Galusero, il popolare democratico Luca Pagani, la leghista Maruska Ortelli, Claudia Crivelli Barella dei Verdi e la democentrista Lara Filippini - sarà discusso dal parlamento durante la seduta che si aprirà lunedì 22, l'ultima prima della pausa estiva, e che si terrà ancora al Palacongressi di Lugano.
Mercoledì al Penitenziario cantonale 41 persone erano rinchiuse nel carcere giudiziario della Farera (detenzione preventiva); 128 nella sezione penale, destinata a coloro che scontano una condanna e 28 in quella aperta. Il rapporto commissionale è datato 5 giugno, ma la situazione è immutata. "Per il momento nessun contagio fra i detenuti", conferma il direttore delle Strutture carcerarie ticinesi Stefano Laffranchini, interpellato ieri dalla 'Regionè. Strutture nelle quali - scrive la commissione parlamentare, ricordando che il nuovo assetto organizzativo della medicina carceraria, approvato nel dicembre 2017 dal Consiglio di Stato, coinvolge Ente ospedaliero cantonale e Organizzazione sociopsichiatrica - sono state applicate "le misure raccomandate dalle autorità sanitarie che in un contesto di reclusione possono risultare più gravose".
Tra queste "il rispetto della distanza sociale, niente strette di mano, riduzione al minimo indispensabile dei contatti fra detenuti e personale, disinfettanti per le mani ovunque, controllo dello stato di salute dei detenuti, divieto d'accesso al carcere ai visitatori, ma anche ai funzionari che accusano sintomi influenzali".
E a proposito di funzionari, hanno potuto nel frattempo riprendere a lavorare cinque agenti di custodia che erano risultati positivi al coronavirus. "Già all'inizio dell'epidemia - spiega Laffranchini - sono state adottate delle misure anche per il personale ovviamente: come ad esempio l'obbligo di indossare la mascherina, la misurazione della temperatura corporea all'entrata e la disinfezione delle mani: questi cinque collaboratori, responsabilmente e nel rispetto delle direttive, al primo sintomo sono rimasti a casa".
Ciò che "ha impedito che il contagio si propagasse fra i colleghi e i detenuti", evidenzia il direttore delle Strutture carcerarie cantonali. Per quanto riguarda gli aspetti sanitari la guardia resta alta nelle prigioni ticinesi. "Dobbiamo rimanere vigili, così come si è fatto nella prima fase della pandemia, quella acuta", dice Laffranchini. Le strutture carcerarie, si legge nel rapporto della Commissione di sorveglianza delle condizioni di detenzione, "sono pronte dal profilo sia logistico, sia procedurale, sia medico a gestire l'epidemia nel caso in cui si diffondesse".










