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di Ilaria Proietti e Giacomo Salvini

Il Fatto Quotidiano, 25 giugno 2024

Da settimane il decreto preparato dagli uffici di via Arenula non riesce ad approdare in Cdm: FdI è contraria. C’è chi dice che si tratti di una guerra di nervi per logorarlo, condito dalla cattiveria di fargli addirittura sapere che per il suo posto sarebbe già stato sondato un sostituto di lusso. Ma, per dirla tutta, c’è anche chi racconta un’altra storia: non c’è alcuna manina al lavoro per mandarlo a sbattere ma semmai “lui ci mette del suo”. È un fatto però che lo Svuotacarceri di Carlo Nordio rischia di diventare una barzelletta che non fa ridere: da settimane il decreto preparato dai suoi uffici di via Arenula non riesce ad approdare in consiglio dei ministri nonostante gli annunci a mezzo stampa: il piano carceri del Guardasigilli si è guadagnato fama di Sora Camilla, quella - secondo l’adagio alle latitudini della Capitale - che tutti vogliono ma nessuno si piglia.

Chissà se ora la nuova data spifferata ai cronisti, metà luglio, sarà quella buona.

Ma intanto restano agli atti le interviste e le forzature sulle bozze fatte circolare quando ancora non c’è un accordo in maggioranza. E non è la prima volta che le fughe in avanti di Nordio vanno a sbattere con le resistenze specie leghiste o peggio con le priorità indicate da Palazzo Chigi costretto a smentire i suoi annunci: pochi giorni fa, era il 20 giugno, in un colloquio con il Sole 24 ore aveva dato per certo l’approdo del suo piano carceri nel Consiglio dei ministri previsto di lì a poche ore. “L’indice di sovraffollamento delle nostre carceri… riflette una patologia sedimentatasi nel tempo, non rimediabile nell’arco di poche settimane con proclami salvifici. Ma alcuni rimedi sono già all’orizzonte, come il decreto legge portato al Cdm oggi: prevede risorse aggiuntive, incrementa la dotazione organica del personale penitenziario, accelera la costruzione di nuovi padiglioni, ma soprattutto semplifica la procedura della liberazione anticipata. Inoltre, per alleviare la tensione nelle carceri, si aumenta la possibilità di colloqui telefonici interfamiliari”.

Invece del decreto in questione al cdm nemmeno la puzza. Boicottaggio da fuoco amico o una gaffe da manuale? Chi può dirlo… Il sottosegretario leghista alla Giustizia Andrea Ostellari aveva giustificato il ritardo parlando di aggiunte da fare per “arricchire il testo”, ma le sue parole più che altro sono state una implicita smentita al ministro che invece l’aveva dato per prontissimo. Ma di pronto, a quanto pare, c’è ben poco. Piuttosto c’è l’imbarazzo palpabile della maggioranza che si è ben percepito ieri durante il dibattito alla Camera sul ddl a prima firma Roberto Giachetti. “C’è un decreto fantasma che aleggia: Nordio ogni giorno fa un’intervista e poi arriva il Sottosegretario di turno e dice ‘rinviamo’”. Sarà per questo che il Guardasigilli ogni volta che arriva lo stop cerca di rassicurare: promette che è contro l’indulto, che l’emergenza si risolve usando le caserme, che gli stranieri devono scontare la pena a casa loro. Scontatezze che non hanno portato mai da nessuna parte, come ha notato lo stesso Giachetti: “Grazie sì, lo sappiamo, ma non si può fare: se mio nonno aveva le ruote era una carriola”.

C ‘è che a parte il dileggio Nordio sembra ormai aver fatto il callo anche alle smentite dei suoi: prima del piano carceri gli era capitato sulla separazione delle carriere. Partecipando al congresso di Palermo dell’Anm si era lanciato in un’altra previsione poi rivelatasi strampalata: aveva lasciato intendere che, causa altra emergenza, (l’allarme legato alla diffusone del Fentalyn in Italia), della riforma costituzionale che riguarda le toghe se ne sarebbe riparlato più in là, magari dopo le Europee. Tac! Come nulla fosse Palazzo Chigi di lì a poco aveva scodellato subito la separazione delle carriere: insomma tra via Arenula e la Presidenza del Consiglio si gioca al telefono senza fili. Nordio annuncia, Palazzo Chigi preferisce rinviare. Sul sovraffollamento nei penitenziari un testo definitivo ancora non c’è: a pesare sarebbe la contrarietà del sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro che vuole evitare che si parli di “Svuotacarceri”, a cui il partito di Meloni si oppone da sempre. A questo ieri si è aggiunta la cautela del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano che tiene rapporti col Quirinale: il problema riguarderebbe l’ingolfamento di decreti - almeno 8 - che il Parlamento dovrà convertire prima della pausa estiva con un tour de force notevole. Ergo: se lo Svuotacarceri arriverà a metà luglio, si potrà ben aspettare anche settembre.