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di Michele Rignanese*

parmadaily.it, 27 settembre 2026

I numeri delle carceri italiane non lasciano spazio alle interpretazioni: al 31 agosto 2026 i detenuti sono arrivati a 65.661, a fronte di una capienza regolamentare di 51.220 posti. Significa che il sistema penitenziario continua a essere sottoposto a una pressione insostenibile, mentre il sovraffollamento produce conseguenze pesanti tanto per le persone detenute quanto per gli agenti della Polizia penitenziaria e per tutti gli operatori che lavorano quotidianamente negli istituti. E qui emerge il vero problema: senza soldi, qualsiasi provvedimento rischia di diventare soltanto un annuncio. La nuova disciplina che consente, in determinati casi, di scontare la pena ai domiciliari per i detenuti tossicodipendenti è stata approvata con una copertura finanziaria per il 2026 riferita a 500 persone. Cinquecento. Di fronte a un sistema che conta oltre 65 mila detenuti, è evidente la sproporzione tra la dimensione del problema e quella delle risorse messe concretamente a disposizione.

Non basta approvare una legge se poi non si finanziano adeguatamente le comunità, i servizi territoriali, il personale, la sanità penitenziaria e i percorsi di reinserimento. Il problema non è soltanto quanti posti costruire, ma anche quanto si vuole investire in alternative al carcere quando queste sono previste dalla legge e possono essere applicate in condizioni di sicurezza e controllo. Anche in Emilia-Romagna la situazione è significativa: al 31 agosto risultavano 4.090 detenuti a fronte di 2.982 posti regolamentari. A Parma, già a giugno, risultavano 149 detenuti oltre la capienza regolamentare. Come PSI riteniamo che la questione carceraria non possa essere affrontata con slogan, emergenze periodiche o provvedimenti finanziati solo in minima parte. Se si ritiene che alcune persone possano scontare la pena in comunità o attraverso percorsi alternativi, bisogna finanziare realmente quei percorsi. Se si vuole garantire sicurezza, bisogna garantire anche condizioni di lavoro dignitose agli agenti e agli operatori penitenziari.

Se si vuole ridurre la recidiva, bisogna investire nel reinserimento sociale e lavorativo. E se si vuole rispettare la Costituzione, bisogna ricordare che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. Non esistono riforme a costo zero. Il carcere non può diventare il deposito delle nostre emergenze sociali. E non possiamo continuare a chiedere risultati al sistema penitenziario senza metterlo nelle condizioni di funzionare.

*Segretario cittadino PSI Parma