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di Federica Pozzi

Il Messaggero, 11 novembre 2024

Detenuti al passo con i cambiamenti sociali e una giustizia rieducativa e riabilitativa. Sono i due punti su cui si basa la proposta di riforma legislativa avanzata dalle Camere penali internazionali che prevede l’utilizzo dei tablet con accesso a internet nelle carceri italiane. Una proposta che verrà presentata il prossimo giovedì alla Camera dei deputati in occasione dell’incontro “Verso gli Stati Generali della Sicurezza 2025”, in cui saranno presenti, tra gli altri, Ettore Rosato, segretario del Copasir e rappresentanti di Governo della Difesa e dell’Interno. “L’idea è che nel momento in cui si varca la soglia del carcere venga concesso al detenuto, al pari di altri oggetti di uso comune, un mezzo di comunicazione per mantenere un residuo collegamento con la società, che gli permetta di riabilitarsi e ricostruire un nuovo futuro”, ha spiegato l’avvocato Alexandro Maria Tirelli, presidente delle Camere penali del diritto europeo e internazionale.

Un mezzo di comunicazione con le dovute limitazioni: i tablet sarebbero configurati in modo da limitare l’accesso ai contenuti approvati dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, garantendo in questo modo che i detenuti non comunichino con l’esterno e non accedano a social media o contenuti inappropriati. Chi sta scontando la propria pena, potrà consultare testi e libri digitali, accedere a siti di informazione e giornalismo, film e materiali didattici, partecipare a corsi online di formazione tecnica e professionale, seguire corsi di apprendimento linguistico per i detenuti stranieri e partecipare a lezioni scolastiche a distanza, dai corsi elementari fino alle scuole medie e superiori.

Non solo la possibilità di mettersi al passo con i tempi, la proposta prevede anche una “forma di libertà anticipata basata sul progresso educativo e di risocializzazione, misurato attraverso un sistema di studio e test a punteggi”. I detenuti potranno quindi partecipare a corsi quali, tra gli altri, educazione civica, legalità, convivenza sociale e, superando il test finale, potranno accumulare punti che daranno diritto a uno sconto di pena. Un modo per incentivare “l’impegno personale verso la risocializzazione” e una forma di reinserimento “graduale e meritocratica”.

“Non ha senso isolare il detenuto dalla società in cui un domani dovrà tornare: il tablet non servirà per andare su TikTok ma per studiare, per la formazione professionale, per una crescita personale”, ha concluso l’avvocato Tirelli. La proposta ha già sollevato alcune polemiche, tra cui quelle del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe). “Il rischio - secondo il segretario generale Antonio Capece - è che i detenuti possano superare i limiti di controllo e dall’interno governare le azioni criminali sul territorio”.