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di Rinaldo Frignani

Corriere della Sera, 27 settembre 2026

Critiche da avvocati e giudici: “È contro lo stato di diritto”. “Colpirne uno per educarne cento: credo che serva e che anche alcuni magistrati debbano mettersi la mano sulla coscienza”: sono parole pronunciata questa mattina dal vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani a una iniziativa di Forza Italia a Roma. Tajani rispondeva a una domanda sul tema della sicurezza e delle presunte “scarcerazioni facili” di arrestati da parte dei giudici. Parole che però hanno suscitato la reazione del mondo giudiziario, tanto gli avvocati quanto la magistratura. Dal palco del “Villaggio della legalità” a Roma dove era in visita il ministro parlava dal palco, quando una donna tra il pubblico lo ha interrotto urlando: “Noi, nelle nostre borgate, abbiamo bisogno di più sicurezza”.

Il ministro ha risposto sollecitando la magistratura ad una maggiore “rigidità”: “Se la polizia locale o la Guardia di Finanza arresta qualcuno, si devono fare un altro turno -ha evidenziato il ministro-. Se l'arresto ad esempio è a mezzanotte meno cinque, finiscono il turno ma devono stare tutta la notte in caserma a fare il verbale. La mattina dopo vanno in tribunale, il magistrato lo rimette in libertà e mentre loro, dopo aver fatto 24 ore continuamente, si vedono quello che gli sorride in faccia la mattina dopo se lo ritrovano di nuovo che spaccia. Questo non va bene, quindi credo che serva molta più rigidità da parte della magistratura”.

“Noi siamo, in questo governo, dalla parte delle forze dell'ordine -ha proseguito-. Dico a tutti i magistrati che decidono sugli arresti che è vero che c'è un problema di carceri riempite ma dobbiamo anche dare dei segnali che garantiscano ai cittadini il fatto che i ceffi non possono agire impuniti”. Tajani ha poi concluso con la frase: “Colpirne uno per educarne cento: credo che serva e che anche alcuni magistrati debbano mettersi la mano sulla coscienza”.

Poco dopo ecco arrivare la replica degli avvocati: “L'idea di pene esemplari non abbia casa nello stato di diritto”. “La giurisdizione non è e non può mai essere intesa come un arbitrario strumento di governo: il suo compito è quello di tutelare le garanzie e i diritti dei cittadini. Proprio perché la sicurezza è necessaria per ogni democrazia è anche necessario che sia perseguita nel rispetto dei principi della Costituzione”. Così si è espresso il presidente dell'Unione delle Camere penali italiane, Francesco Petrelli.

Anche l'Anm, (associazione nazionale magistrati) ha stigmatizzato le affermazioni del ministro: “Le parole del vicepresidente del Consiglio lasciano esterrefatti perché danno spazio a una logica contraria a ogni Stato di diritto. I magistrati devono semplicemente applicare la legge. La sicurezza non si garantisce scaricandone la responsabilità sulla magistratura” scrive in una nota la Giunta esecutiva centrale dell'Anm in una nota. “La giustizia non è e non può essere uno strumento di intimidazione nei confronti di nessuno”, sottolinea il sindacato delle toghe.

La polemica col passare delle ore monta e Tajani ribatte a sua volta all'Anm: “I cittadini hanno un sacrosanto diritto alla sicurezza. Come è successo a Torino, troppe persone arrestate in flagranza di reato vengono subito rimesse in libertà da magistrati perdonisti - scrive in un post su X. Questo crea allarme sociale e demotiva polizia e carabinieri. Non ho mai chiesto di disapplicare la legge, ma al contrario di applicarla in pieno. La percezione di impunità aiuta solo i malviventi. Invocare lo Stato di diritto con gli arrestati in flagranza è quindi strumentale. Lo Stato di diritto prevede che nessun innocente debba finire in carcere. Non che gli arrestati in flagranza possano tornare a delinquere il giorno dopo”. Lo scrive su X il vicepremier Antonio Tajani.