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di Sandro De Riccardis


La Repubblica, 15 febbraio 2022

 

Il confronto tra il pm del pool e il figlio di un indagato morto suicida in carcere tre giorni prima di Raul Gardini. "Sembrava tutto più grande di noi". Gherardo Colombo, uno dei magistrati del pool di Mani Pulite, e Stefano Cagliari, il figlio di Gabriele Cagliari, l'ex presidente di Eni morto suicida in carcere, il 20 luglio 1993, dopo 134 giorni di carcerazione preventiva. Si ritrovano trent'anni dopo il primo arresto di Tangentopoli a Metropolis Live, la trasmissione sul sito di Repubblica condotta da Gerardo Greco, insieme al vicedirettore di Repubblica Carlo Bonini e al direttore dell'Espresso Marco Damilano. Si confrontano su quella stagione di inchieste, sul senso del carcere e della pena, sulla spettacolarizzazione della giustizia.

E si ripropongono di incontrarsi lontano dalle telecamere. "Mi piacerebbe che ci vedessimo a cena", dice Colombo a Cagliari. Perché Colombo e Cagliari non si sono mai incontrati in privato, ma solo quando sono stati chiamati a ricordare quegli anni dai loro, opposti, punti di osservazione. L'ex pm ha poi scritto la prefazione a "Storia di mio padre", il libro che raccoglie le lettere lasciate dal manager nei mesi a San Vittore. In una Gabriele Cagliari scrive che "il carcere è uno strumento di tortura, un serraglio per animali senza anima e senza testa".

"Non è l'ultima che ha scritto - dice Stefano - Quella è del 3 luglio 1993, diciassette giorni prima di suicidarsi. È stata definita da mia madre il suo "testamento politico". Ricordo che lesse le prime righe e poi me la diede. Da quel giorno fino al 18 luglio, mio padre ha lasciato tante altre lettere, rivolte a noi, agli amici, agli avvocati. Alcune le ha tenute in cella, in tutte spiegava il suo gesto. Non sapevamo che ci fossero, perché a noi scriveva lettere in cui non traspariva questa sua intenzione. Un paio di giorni dopo ha provato a suicidarsi e probabilmente non c'è riuscito, e ha continuato a scriverci. Poi sono accadute una serie di cose per cui lui ha preso la decisione la sera del 19 di luglio, e la mattina dopo l'ha messa in atto". Tre giorni dopo, anche il suicidio di Raul Gardini. "Eravamo sul sagrato per i funerali di mio padre e stavamo per entrare in chiesa. Eravamo già scossi per quanto ci era successo. Tutto sembrava più grande di noi".

"Suicidi ce ne sono stati diversi - ricorda Colombo - Peraltro come indagato nelle nostre inchieste sarebbe stato a casa, perché noi avevamo chiesto al gip di concedere i domiciliari. Io non posso che unirmi alla disperazione dei familiari, non è possibile che queste cose succedano, ma continuano a succedere. Quest'anno nelle carceri italiane si sono già suicidate almeno dieci persone. Purtroppo il carcere è quello che è, ma non deve essere così. È una situazione insopportabile".

Oggi, a trent'anni da Mani Pulite, Colombo preferirebbe rievocare un'altra ricorrenza. "Mi è venuto in mente che il 17 di febbraio del 1600 è stato bruciato a Campo de' Fiori Giordano Bruno. Forse sarebbe il caso di ricordare il 17 febbraio di Giordano Bruno piuttosto che Mani Pulite.

Perché secondo me non è cambiato molto. Alcune cose sì: la corruzione non è più, come era allora, un sistema. I rapporti tra le industrie e la pubblica amministrazione passavano attraverso il pagamento di tangenti, destinate alle casse dei partiti. Si potevano finanziare pubblicamente i partiti, ma invece i soldi passavano per altre strade. Adesso questo sistema non esiste più, per quel che ne sappiamo, ma la corruzione esiste ancora. Per questo dico che sono altre le date da ricordare. Se vogliamo restare al secolo passato, quello che ha cambiato la storia del mondo è stata la caduta del Muro di Berlino. Mani Pulite è stata una conseguenza di quella caduta. Io mi sono dimesso dalla magistratura dopo tredici anni nel pool perché ho capito che non tutto si può risolvere con il processo penale".

"Lei ha conosciuto mio padre in quei giorni, quando era in carcere per un'altra inchiesta, Eni Sai - interviene Cagliari - mi piacerebbe avere un giudizio umano sulla persona, per capire il mosaico che era mio padre. Io nel libro ho raccolto le testimonianze di chi lo conosceva, ma non dei magistrati che hanno indagato su di lui". "Bisogna che una sera usciamo a cena", propone Colombo. "Magari", risponde subito Cagliari. "Io suo padre l'ho conosciuto soltanto per le indagini, non mi sembra di averlo incontrato prima, anche se ho investigato molto anche su altre società Eni. L'ho incontrato soltanto in quelle occasioni, non sono situazioni in cui si conosce una persona. Sarei contento se una sera uscissimo a cena, se chiacchierassimo anche di queste cose".

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