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di Marco Imarisio


Corriere della Sera, 16 febbraio 2022

 

Il libro di Goffredo Buccini, "Il tempo delle mani pulite", sarà in edicola a partire dal 17 febbraio con il "Corriere della Sera" al prezzo di 12 euro. Il libro è realizzato in collaborazione con Laterza.

Le speranze e gli eccessi dell'inchiesta giudiziaria che sconvolse il Paese: giovedì 17 febbraio con il quotidiano il saggio sulla stagione in cui finì alla sbarra un'intera classe dirigente.

Siamo tutti reduci di qualcosa. E non c'è nulla di male. Abbiamo tutti una esperienza, lavorativa o di vita, e quasi sempre i due aspetti si sovrappongono, che ha in qualche modo definito quel che siamo, che ci ha segnato più di ogni altra vicenda. Goffredo Buccini, oggi editorialista e inviato del "Corriere", è stato un giovane redattore che all'inizio degli anni Novanta entrava nel palazzo di giustizia di Milano, intimidito dai suoi marmi razionalisti e dall'autorevolezza di colleghi più esperti di lui, convinti che la cronaca giudiziaria fosse ormai finita, non era più quella di una volta.

Non sapevano di essere sull'orlo del vulcano. E ben presto la politica italiana e la società italiana sarebbero state travolte dalla sua esplosione. Non potevano immaginare che ben presto sarebbe cominciato un tempo nuovo, quello delle Mani pulite. Dopo, nulla sarebbe più stato come prima. Così la pensava Buccini in quegli anni, a dire il vero così la pensavamo tutti. Per chi cominciava a fare questo mestiere, e stava alla finestra, quella inchiesta e quel che stava succedendo, era tutto ciò a cui si poteva aspirare.

La speranza di cambiare un mondo con i propri articoli, di redimere il proprio Paese dai suoi vizi endemici, si è rivelata una illusione. Poi venne la Seconda Repubblica e ora siamo nella Terza, e insomma, non rimane poi molto di quella stagione così aspra, se non una discussione ormai trentennale su quel che avrebbe potuto essere, e sugli errori e gli eccessi che lo hanno impedito. Ma il reduce Buccini non fa certo del reducismo, ai miei tempi era tutto più importante, eravamo tutti più bravi. Anche perché, a differenza di altri, lui è andato avanti, ha compiuto altri viaggi, altre esperienze, ha continuato a studiare.

Proprio per questo, "Il tempo delle mani pulite" (1992-1994) non è soltanto un libro di ricostruzione, di memoria e di riflessione su quella esperienza così importante. È anche un romanzo di formazione, è vita vissuta, elaborata con gli occhi di oggi, perché nessuno dovrebbe mai essere uguale al sé stesso giovane. Si cambia, si cresce, si diventa più consapevoli, così dovrebbe essere.

Anche chi ha trascorso gli ultimi trent'anni su Marte e non conosce Mani pulite dovrebbe leggere questo libro. Perché dentro ci sono tante altre cose. C'è quel rito così desueto in una società bloccata come la nostra, il passaggio del testimone tra diverse generazioni di cronisti, c'è la Milano degli anni Ottanta, forse da bere ma così orgogliosa di quel che era, fino a sconfinare nella presunzione, nel senso di impunità delle sue principali figure. C'è un percorso personale, raccontato senza sconti a sé stesso, con il quale è possibile immedesimarsi a prescindere dal proprio mestiere, con quella immagine del Duomo nella nebbia che per Buccini "è un ricordo di libertà, e di possibilità" che lo accompagna nei suoi primi anni, e chi non l'ha provata quella sensazione di Milano come terra promessa, che in qualche modo anche se non ci sei nato ti riconosce, come cantava Giorgio Faletti.

E poi, certo, Il tempo delle mani pulite è un bellissimo libro sul giornalismo. Sul senso di questo mestiere. Sulle scelte estreme che bisogna fare nel giro di dieci minuti, sulla fatica che ci vuole, per tirare fuori una notizia, scriverla, impaginarla. E subito pubblicarla, perché il frigorifero che le tiene al fresco consentendo di soppesarle e farle maturare non è stato ancora inventato. Quando, di preciso, abbiamo cominciato a pensare che "le carte" fossero l'unico prisma possibile per interpretare la realtà? Chi mette in circolo atti di procedimenti ancora aperti, brani di intercettazioni? Se ne discute da sempre. Anzi, da allora. Buccini lo sa, e lo racconta con episodi reali e senza fare teorie, come è cambiato il modo di fare cronaca e quali siano le conseguenze che ancora oggi paghiamo. Perché c'era quando tutto questo è cominciato, perché ha vissuto quell'epoca da protagonista, facendola coincidere per altri due anni con la sua vita, senza staccare, senza mai dormire tranquillo, con la paura del buco, la notizia mancante, sempre a ronzare nella testa.

L'opera che adesso viene pubblicata con questo giornale ha già fatto molto discutere, perché non si tratta di memorialistica, ma di una ricostruzione dei fatti che tiene conto di quel che sappiamo oggi, e di quel che siamo diventati. Buccini fa rivivere un'epoca che non considera più gloriosa come pensava allora. L'indignazione per quelle tangenti, per un malcostume noto a tutti e del quale nessuno parlava, era nell'aria. E non fu un bel sentimento collettivo.

Produsse senso di onnipotenza nei magistrati, negli indagati paura di essere arrestati e messi alla pubblica gogna, con la confessione come unica via di uscita. Il popolo applaude, in Parlamento sventola il cappio.

I giornalisti di Mani pulite si sentono supereroi del fumetto che loro stesso contribuiscono a creare. Tempo per riflettere, non ce n'è, e in fondo nessuno vuole farlo. Ci sono invece i reati, dettaglio che troppo spesso oggi si tende a scordare, nell'autodafé del senno di poi. Buccini adotta la giusta distanza che all'epoca era oggettivamente impossibile mantenere. E nel farlo, scrive un libro al tempo stesso intimo e di interesse pubblico, che ci aiuta a capire davvero l'essenza di quel biennio così cruciale. E cosa ha significato, per tutti noi.