di Conchita Sannino
La Repubblica, 28 aprile 2026
Il presidente dell’Anm: “Domani siederemo di nuovo al tavolo del confronto con il ministro con spirito costruttivo”. “La prima riforma della giustizia? “Deve essere la più semplice: adeguare personale e risorse alla media europea”, dice Giuseppe Tango. Da un mese esatto nuovo presidente dell’Anm, domani incontrerà, con la giunta, il ministro Nordio.
Giudice Tango, la presidente dei gip di Milano ha appena dato lo stop a udienze e processi non urgenti per mancanza di personale amministrativo. È l’emergenza che nessuno voleva vedere?
“È un grave campanello d’allarme. Noi abbiamo problemi importanti legati al settore dei gip, ma in generale li abbiamo sugli organici di tutta la magistratura. Mancano i giudici e mancano gli amministrativi, lo diciamo da sempre. Pensi che servirebbero almeno altri 5mila magistrati per adeguarci alla media Ue”.
I veleni referendari sono alle spalle. Ma a via Arenula, domani, ammetta che portate con voi un peso politico più forte da far valere...
“No. Torniamo a incontrare il ministro con spirito costruttivo. Noi non saremo mai un soggetto politico. Siamo l’associazione che rappresenta circa 9mila magistrati, portiamo il nostro contributo di tecnici, di competenze e di esperienza, sui temi della giustizia. Certo non posizioni politiche”.
I primi punti su cui vi aspettate impegni chiari?
“Due priorità su tutte. I rischi enormi, per il funzionamento dei tribunali, che deriverebbe dall’entrata in vigore del gip collegiale per le misure cautelari. E poi la necessità di stabilizzare l’Ufficio per il processo. Non solo i precari dell’Upp, ma proprio il sistema che permettere di supportare le toghe e ridurre i tempi dei procedimenti”.
Sul gip collegiale, però, Nordio ha già detto che rinvierà l’avvio di agosto. E dopo? Basteranno pochi mesi a superare le criticità?
“Un primo passo apprezzabile, ma non basta. Senza interventi sulle piante organiche, quella norma creerebbe una vera paralisi nel sistema. Pensiamo alla celerità con cui vanno emesse le misure cautelari legate ai reati mafiosi o ai codici rossi. In Italia ci sono più di 50 tribunali che prevedono già in astratto piante organiche di 2 o 3 gip. Sarà quindi necessario attingere all’applicazione di ulteriori giudici che si occupano delle altre fasi del procedimento penale: e, a cascata, distogliere i giudici civili e del lavoro dalla tutela dei diritti, con altre lungaggini”.
La vertenza degli addetti all’Upp: il ministero non aveva promesso la stabilizzazione?
“Sì, sono annunciati alcuni bandi. Ma il punto sarà capire per quanti, con quali reali profili, si coinvolgeranno figure che sono state di grande supporto. L’Ufficio per il processo, con i rispettivi addetti, ha consentito ai vari livelli di raggiungere gli obiettivi Pnrr”.
Sul tavolo del ministro resta anche il dramma carceri?
“Un’altra priorità. Che suscita la forte preoccupazione dell’Anm. La condizione delle nostre carceri è grave, e sotto gli occhi di tutti. C’è l’alto tasso di suicidi. C’è un sovraffollamento ben oltre i limiti di guardia, intollerabile perché oltre a togliere la libertà ai detenuti, toglie loro la dignità. Un quadro stigmatizzato anche dall’Europa, e che soprattutto rende impossibile un trattamento rieducativo adeguato. Con ricadute negative anche sulla sicurezza sociale: molti detenuti, uscendo dal carcere, lasciati privi di strumenti idonei per il loro reinserimento, saranno indotti a delinquere ancora. Sono necessarie misure emergenziali per far fronte a questa situazione”.
Neanche sui disservizi della digitalizzazione è cambiato molto?
“È un capitolo che pure va affrontato. Occorrerebbero significativi investimenti nell’ammodernamento di software e hardware. Serve il miglioramento delle reti informatiche e dell’assistenza tecnica”.
Tornando alle celle strapiene, invece: il ministro ora è disposto a scrivere con voi una pagina sulla depenalizzazione. Su quali norme?
“Come Anm, in questi anni, abbiamo fatto tante proposte sul merito. Mi stupisce però che il tema torni adesso, visto che in questi anni l’esecutivo è andato in una direzione diametralmente opposta. E oltretutto lo ha rivendicato”.
Con la raffica dei decreti sicurezza, con tanti nuovi reati e aggravi di pena?
“Esatto. In ogni caso, ascolteremo con rispetto. Sarà un dialogo vero”.











