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di Giacomo Costa

Il Gazzettino, 20 agosto 2026

“Intanto è stata avviata un’indagine interna, chiederemo alla procura di Venezia di poter visionare tutta la documentazione che riguarda l’omicidio di Tania Terrin e il profilo del suo assassino, Dino Keber. E, nel caso in cui emergessero delle possibili irregolarità, procederemo certamente con gli accertamenti ispettivi ufficiali. L’attenzione del ministero della Giustizia su questa vicenda è massima”. La cautela è d’obbligo, il ministro Carlo Nordio sta aspettando di conoscere tutti i dettagli prima di esprimersi.

Ma fonti interne di palazzo Piacentini confermano la volontà di verificare foglio per foglio i due fascicoli che raccontano il femminicidio di Ferragosto: la cartelletta che riassume le indagini sull’assassinio della 39enne, ma anche quella del “codice rosso” compilata quattro mesi fa, dopo la denuncia della donna contro il 43enne. La conferma è poi arrivata anche dal sottosegretario Alberto Balboni: “Il femminicidio di Tania Terrin è una sconfitta per lo Stato. Insieme al ministro valuteremo l’invio di ispettori del ministero in procura per capire cosa non abbia funzionato”.

Anche perché le sconfitte per lo Stato si ripetono: sei i femminicidi in Italia da Ferragosto a oggi. Una strage. La richiesta di un’inchiesta formale era arrivata, due giorni fa, dalla deputata pentastellata Stefania Ascari (la senatrice di Iv Daniela Sbrollini, invece, ha preannunciato un’interrogazione parlamentare), e il ministero non ha ignorato il suggerimento: “L’accertamento ispettivo è però una pesante ingerenza dell’esecutivo sulla magistratura, dobbiamo muoverci a fronte di elementi certi”. Il precedente c’è già stato: due anni fa, dopo l’omicidio di Vanessa Ballan, nella Marca, palazzo Piacentini volle fare chiarezza e chiese una relazione alla procura di Treviso - salvo poi concludere che non vi erano stati inciampi nei procedimenti giudiziari, neppure in quelli che avevano riguardato la denuncia per stalking che la donna aveva presentato prima di venire uccisa.

“La morte di Tania Terrin è una tragedia che deve interrogare profondamente tutti - ha ribadito ieri il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari - Come governo siamo intervenuti nel contrasto alla violenza contro le donne rafforzando gli strumenti di prevenzione e protezione e rendendo più severa la risposta nei confronti di chi commette violenza, anche introducendo il reato di femminicidio. Dal “codice rosso” in avanti è stato fatto molto, attraverso un impegno che ha saputo essere bipartisan e che deve continuare ad esserlo. Ma le leggi, da sole, non bastano. Serve una vera rigenerazione culturale. Si sta facendo strada una cultura in cui tutto sembra dovuto, in cui si pretende di ottenere ciò che si desidera e si fatica ad accettare un limite o un rifiuto. È fondamentale il lavoro dei centri antiviolenza, così come quello delle famiglie e dell’intera comunità. È una battaglia che riguarda tutti e che dobbiamo combattere insieme”.

Ieri anche la senatrice Dem Valeria Valente della bicamerale Femminicidio ha anticipato un’interrogazione sul caso: “Se i fatti sono quelli che leggiamo, c’era tutto: le mani al collo, il referto, i precedenti. Mancava una misura cautelare contro l’uomo che aveva denunciato. La falla, però, non è nel diritto penale. È nella capacità di applicarlo. Una misura cautelare è il frutto di una valutazione che deve tenere conto della pericolosità dell’uomo e del rischio che corre la donna”. Valente contesta anche i commenti del presidente del consiglio regionale veneto Luca Zaia, che martedì aveva chiesto un nuovo sforzo sul fronte legislativo: “Sbagliate le parole di chi chiede di inasprire ulteriormente le pene. In Italia le norme ci sono, con un impianto sufficientemente rigoroso e severo. Serve rafforzare e diffondere la formazione di tutti gli operatori affinché la violenza maschile sia riconosciuta, le donne vengano credute al di là di stereotipi e pregiudizi e il rischio venga valutato correttamente. È necessario un investimento strutturato e serio nella formazione e nell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, nelle università e in tutte le agenzie educative, impartita anche con l’aiuto e con l’esperienza dei centri antiviolenza. Bisogna far funzionare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, non inventarne di nuovi perché è più semplice, mentre cambiare la cultura è più impegnativo”.

La procura di Venezia, intanto, procede a tappe forzate: venerdì è prevista l’autopsia sul corpo di Terrin, affidata al dottor Claudio Terranova, e il pubblico ministero Stefano Strino ha chiesto che i risultati siano resi disponibili al suo ufficio con urgenza, in 30 giorni invece che nei previsti 60. I tamponi prelevati dai bicchieri trovati in casa della 39enne sono stati inviati al Ris di Parma, i cellulari sono nelle mani dei periti. “Se il ministero vuole controllare il nostro operato non c’è alcun problema, siamo ovviamente a disposizione - ha detto la procuratrice aggiunta Barbara Sargenti - Quanto alle norme, lasciamo che sia il legislatore ad occuparsene, noi facciamo il nostro lavoro”. Che è anche quello di continuare a gestire l’ondata di “codici rossi”: altri otto fascicoli, solo ieri mattina, compreso un aggravamento passato al carcere.