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di Ferruccio de Bortoli

Corriere della Sera, 24 gennaio 2025

La vicenda del generale libico Najem Osama Almasri. Di una Corte internazionale, o si accettano tutte le sue pronunce, anche quelle che riguardano gli alleati, magari considerate ingiuste o semplicemente inopportune, oppure si corre il rischio di depotenziarle tutte, di rivalutare i condannati, autori di massacri e di crimini contro l’umanità. È incredibile, nella sua sconcertante gravità, la vicenda del generale libico Najem Osama Almasri, arrestato a Torino - era lì per Juventus-Milan - perché colpito da mandato di cattura della Corte penale internazionale e subito liberato per un cavillo giuridico o per una ragione di Stato. “Espulso perché pericoloso” ha spiegato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Chissà cosa avranno pensato della serietà del nostro sistema giudiziario, dei valori occidentali, del rispetto dei diritti universali della persona, i suoi sodali che lo hanno accolto in patria come un eroe dopo essere sceso da un aereo di Stato pagato da tutti i contribuenti italiani?

Probabilmente che si possono commettere i peggiori crimini con la quasi certezza di farla franca. Forse sarebbe meglio a questo punto che l’Italia uscisse, per coerenza, dall’accordo che ha istituito la Corte Penale internazionale, peraltro firmato a Roma. Ma poi qualcuno ci ricorderebbe che è una condizione di appartenenza all’Unione europea (e l’Ucraina si è aggiunta proprio per questa ragione diventando il centoventicinquesimo membro).

Non esistono però trattati à la carte. Specialmente in tema di giustizia internazionale, se ancora valga la pena di chiamarla così. E, nel caso di una Corte internazionale, o si accettano tutte le sue pronunce, anche quelle che riguardano gli alleati, magari considerate ingiuste o semplicemente inopportune, oppure si corre il rischio di depotenziarle tutte, di rivalutare i condannati, autori di massacri e di crimini contro l’umanità. Oltre ad esporre i giudici al ludibrio dei peggiori. In questi giorni, comunque, stiamo dando uno schiaffo storico, un’ingiusta umiliazione, ai tanti interpreti della migliore tradizione giuridica italiana in tema di salvaguardia dei diritti universali: da Giuliano Vassalli ad Antonio Cassese. Fausto Pocar presiedette il tribunale per i crimini commessi nella ex Jugoslavia. Che ne pensa un giurista raffinato come l’attuale ministro della Giustizia Carlo Nordio?