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di Riccardo Noury


Corriere della Sera, 24 gennaio 2020

 

Tito Magoti è uno dei più noti avvocati per i diritti umani della Tanzania. Fa parte del Centro per i diritti umani e giuridici, una spina nel fianco di un governo negli ultimi quattro anni si è distinto per la costante persecuzione delle voci critiche. Magoti è stato arrestato il 20 dicembre 2019 nella capitale Dar es-Salaam da agenti in borghese e accusato, ai sensi della Legge sulla criminalità economica e organizzata, di una serie di reati per i quali - guarda caso - non è prevista la libertà su cauzione. Insieme a un programmatore informatico, Theodory Giyan, Magoti dovrà rispondere in un processo di "direzione di un'impresa criminale, possesso di un programma informatico creato per commettere reati e riciclaggio di denaro sporco".

Poco prima dell'arresto, Magoti aveva espresso appoggio tramite Twitter ad altre persone che avevano espresso critiche nei confronti del governo. La sua vicenda somiglia a quella del giornalista Erick Kabendera. Arrestato il 29 luglio 2019, è comparso di fronte a un giudice ben 12 volte solo per vedersi prorogata la detenzione per un asserito "proseguimento delle indagini".