di Chiara Spagnolo
La Repubblica, 28 luglio 2021
"Oggi tutti paghiamo i fatti di Santa Maria Capua Vetere". Stefania Baldassarri è accusata di condotte irregolari nell'interesse di un detenuto, il boss Michele Cicala: "Ho solo preso un caffè nel bar di sua proprietà e risposto a chi mi chiedeva come stesse".
"Ogni carcere in questo momento paga i fatti di Santa Maria Capua Vetere. Credo che la sospensione a mio carico sia immotivata. Quello che è accaduto mi lascia esterrefatta, ai limiti dello smarrimento umano più che istituzionale": non usa mezze misure Stefania Baldassarri, direttrice sospesa del penitenziario di Taranto, per raccontare la vicenda che l'ha travolta. Vicenda grave perché ipotizza un legame tra l'istituzione penitenziaria e il boss di Taranto Michele Cicala, arrestato pochi mesi fa (e oggi ai domiciliari) per associazione mafiosa.
Direttrice cosa le viene contestato?
"Di essere entrata in un bar di Taranto, di proprietà di Cicala, e di aver parlato con alcuni dipendenti, che mi hanno chiesto informazioni sul detenuto. Gli ho detto che stava come tutti gli altri e che, se avessero voluto fargli sentire la loro vicinanza, avrebbero potuto scrivergli".
Sapeva che il locale è di proprietà di Cicala, non le è parso inopportuno entrarci?
"È stata questione di pochi attimi, per prendere un caffè prima di andare dal parrucchiere che si trova lì di fronte. Non volevo certo parlare con quelle persone né fornire loro alcuna rassicurazione".
La Dda di Lecce, però, ha reputato questo gesto grave, al punto da renderlo noto al Dap, che l'ha sospesa. Lei è indagata?
"Non che io sappia. Non ho ricevuto avvisi di garanzia né altri provvedimenti. Né sono stata chiamata per un interrogatorio".
Conosce Michele Cicala?
"Come tutti i detenuti del penitenziario che dirigo. La settimana scorsa, nel corso di alcune visite istituzionali, ne ho visti almeno 500 dei 700 che ci sono attualmente".
Conosce la moglie di Cicala, che ha parlato di lei nelle intercettazioni?
"No e non è lei la donna con cui ho parlato nel bar ma una dipendente. Che infatti poi ha riferito alla moglie di Cicala la mia visita. Quindi la donna ha parlato con il marito raccontando qualcosa che ha saputo de relato".
La guardia di finanza parla di "singolare e particolare premura nei confronti di Cicala"...
"Considerare una premura la frase 'scrivetegli per dargli forza' mi sembra eccessivo. Io non ho contatti con queste persone, non gli ho rivelato notizie segrete e, soprattutto, non ho fatto loro alcun favore. Tra le intercettazioni ce ne sono altre in cui Cicala dice alla moglie che quando si è lamentato per la scarsità di colloqui, io gli ho detto che altri colloqui li avrebbe potuti autorizzare solo l'autorità giudiziaria".
Il Dap l'ha sospesa perché ritiene che ci sia un'incompatibilità con lo svolgimento della normale attività di servizio ed effetti lesivi sul prestigio e l'immagine dell'amministrazione...
"Sono pronta ad affrontare il giudizio disciplinare. Sono certa di aver fatto sempre il mio dovere: da marzo 2020 ho svolto 80-100 ore di straordinario al mese, ho vissuto in carcere quasi 24 ore al giorno trascurando la mia famiglia e mia figlia. Dal 14 giugno fino a pochi giorni fa abbiamo fronteggiato un focolaio Covid che ha coinvolto 65 detenuti, con 450 quarantenati e senza dirigente sanitario. Credo che i fatti parlino da soli".
Perché ha tirato in ballo Santa Maria Capua Vetere?
"Perché credo che adesso tutti pagheremo in parte per quello che è accaduto lì. Ma i magistrati devono anche sapere che durante la pandemia siamo stati lasciati completamente soli, noi, la polizia penitenziaria e i detenuti, senza neppure gli assistenti sociali. Quando si lasciano strutture totalizzanti come il carcere in queste situazioni, è sempre pericoloso".











