di Giulia Inversi
buonasera24.it, 24 maggio 2026
Il percorso promosso con Eleonora Occhinegro ha coinvolto circa 15 persone sottoposte a misure limitative della libertà personale. A Fragagnano la sfida finale davanti agli chef Palma D’Onofrio e Antonio Capoccello. Un impasto da far crescere, ingredienti da scegliere con cura, tempi da rispettare, sapori da tenere insieme senza lasciare che uno cancelli l’altro. È passata anche da qui, dal gesto concreto della cucina, l’esperienza del laboratorio promosso dall’associazione “Noi e Voi” con Eleonora Occhinegro, la “pasticiottica” vicepresidente di Abfo, che ha accompagnato i partecipanti in un percorso fatto di tecnica, ascolto e condivisione.
Il progetto si è rivolto a circa 15 persone sottoposte a misure limitative della libertà personale e si è sviluppato in 10 lezioni nel centro socio-rieducativo “Fieri Potest” del quartiere Paolo VI. Gli incontri hanno permesso ai partecipanti di avvicinarsi alle basi della cucina e della pasticceria, fino alla prova conclusiva: una gara in stile talent show culinario, costruita attorno alla rivisitazione del Danubio, lievitato proposto in versione dolce o salata.
La Danubio Challenge si è svolta nei giorni scorsi a Fragagnano, nella sede di “Progetto Frag”. I concorrenti hanno avuto 2 ore a disposizione per realizzare la propria preparazione. A valutare i piatti, insieme agli organizzatori, sono stati anche gli chef Palma D’Onofrio e Antonio Capoccello. A vincere è stato Vincenzo, autore di un Danubio salato con gorgonzola, speck, crema di funghi e granella di noci. Una scelta non casuale, spiegata con poche parole e molta emozione: “Sapori che mi ricordano casa”, ha commentato, sorpreso dal primo posto.
Il laboratorio rientra nel percorso “Architettura detentiva, metri quadrati di futuro”, promosso dall’associazione “Noi e Voi” per costruire occasioni culturali e formative rivolte a chi vive una condizione di restrizione della libertà. Dopo la mostra di ceramica e fotografia e dopo la presentazione di una canzone rap, la cucina ha rappresentato la nuova tappa del progetto.
“Questa è la terza tappa di “Architettura detentiva, metri quadrati di futuro”, ha spiegato don Francesco Mitidieri, presidente dell’associazione “Noi e Voi”. “È un percorso culturale che stiamo facendo con persone sottoposte a misure limitative della libertà personale. Dopo la mostra di ceramica e fotografia e la presentazione della canzone rap oggi arriviamo alla fine del laboratorio di cucina”.
La scelta del Danubio ha avuto un significato preciso. Non soltanto un prodotto da forno da preparare, ma un’immagine di relazione. “Lo abbiamo chiamato “il dolce del colloquio”, ha aggiunto don Mitidieri, “perché le sue palline di pasta lievitata si spezzano con le mani e diventano un segno di condivisione che richiama l’esperienza della visita dei propri cari in carcere. In quell’occasione chi è detenuto ha il piacere di offrire qualcosa a chi viene in visita”.
Dentro ogni impasto, dunque, non sono finiti solo farina, lievito e ripieni, ma anche frammenti di vita personale. “Nello scegliere gli ingredienti ognuno ha portato qualcosa di sé, un ricordo di famiglia, qualcosa che piace ai figli o che lo riporta al proprio Paese d’origine”, ha sottolineato ancora il presidente di “Noi e Voi”. Per molti partecipanti si è trattato del primo vero confronto con i fornelli. Un inizio non semplice, come ha raccontato Eleonora Occhinegro, che ha guidato il gruppo durante il laboratorio. “Confesso che è stata dura. Il primo giorno mi sono sentita sola, perché ho percepito un gruppo un po’ ostile e temevo che non saremmo arrivati alla fine”, ha spiegato.
Poi, lezione dopo lezione, il clima è cambiato. La cucina ha aperto uno spazio diverso, trasformando il laboratorio in un luogo di fiducia. “Poco alla volta siamo diventati una famiglia”, ha raccontato Occhinegro. “La cucina ha fatto la sua reale magia, che è quella di incontrarsi e condividere”. La prova finale ha restituito il senso del lavoro svolto. Sul tavolo sono arrivate proposte diverse, legate ai gusti, alle origini e ai ricordi dei partecipanti: dal lievitato tarantino con patate, cozze e crema di pecorino a quello con cannella e mela preparato da un partecipante originario del Bangladesh. “È stato un momento di grandissima gratificazione per il lavoro svolto”, ha aggiunto Occhinegro, ricordando la varietà e la qualità delle preparazioni.
Soddisfatta anche Antonella Alfonso, fondatrice di “Progetto Frag”, che ha ospitato la sfida conclusiva. “La nostra è un’impresa sociale che ogni giorno lavora per creare percorsi di inclusione, crescita e rinascita attraverso la cucina e la formazione”, ha dichiarato. Per Alfonso, la Danubio Challenge ha rappresentato un esempio concreto di collaborazione tra realtà del territorio. “Crediamo profondamente nella collaborazione e nel costruire occasioni reali di incontro e partecipazione”, ha evidenziato. “Questa esperienza è stata speciale perché ha racchiuso molti dei valori che portiamo avanti quotidianamente: condivisione, inclusione, impegno e valorizzazione del territorio”. La conclusione del laboratorio ha così assunto il valore di un passaggio più ampio: non soltanto una gara di cucina, ma un percorso in cui la manualità diventa possibilità di relazione, la formazione diventa responsabilità e un dolce condiviso può raccontare, anche fuori dalle parole, un’idea concreta di futuro.










