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di Cinzia Semeraro

Corriere del Mezzogiorno, 1 maggio 2022

Un uomo di 48 anni, con fine pena nel 2024, si è impiccato con un asciugamano. Il sindacato della polizia penitenziaria: “Lo Stato deve occuparsi dell’incolumità dei detenuti”.

Un detenuto di 48 anni si è suicidato in cella nel carcere di Taranto, impiccandosi con una corda rudimentale ricavata da un asciugamano. L’uomo era condannato per reati contro il patrimonio con fine pena nel 2024. A renderlo noto Federico Pilagatti della segreteria nazionale del Sappe (Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria), che sottolinea ancora una volta i vuoti di organico della polizia penitenziaria all’interno del carcere tarantino.

Il Sappe ritiene che “ora sia il momento che inizi a pagare chi ha responsabilità e non prende provvedimenti poiché lo Stato deve garantire anche l’incolumità dei detenuti con ogni mezzo”. Il Sappe ha proclamato lo stato di agitazione e indetto un sit-in degli agenti per il 4 maggio davanti al carcere di Taranto. “I poliziotti - conclude Pilagatti - per protesta bruceranno i loro tesserini di riconoscimento, si incateneranno e firmeranno la petizione per il passaggio al Ministero degli Interni, poiché la sicurezza e la gestione delle carceri è diventato ormai un problema di ordine pubblico nazionale”. Appena tre giorni fa il sindacato aveva denunciato una tragedia sfiorata nel carcere di Bari, con un detenuto che aveva dato fuoco alla cella barricandosi in bagno. L’uomo, e gli altri carcerati della sezione, sono poi stati tratti in salvo dai pochi agenti della penitenziaria presenti.