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di Michele Bonetti*


Il Dubbio, 18 dicembre 2021

 

Il vostro quotidiano ha pubblicato, in data 17 novembre u. s., un articolo, a firma di Damiano Aliprandi, dal titolo "Sorpresa, la Cgil vuole l'uso del Taser in carcere".

Con la presente la mia assistita si trova costretta a lamentare il contenuto impreciso e fuorviante di tale articolo, privo dei necessari requisiti di pertinenza e continenza, sia sostanziale che formale. L'articolo in parola infatti pare estrapolare in maniera capziosa e fuorviante solo una parte della comunicazione inviata alla Ministra Marta Cartabia.

Nella comunicazione del 16 novembre, infatti, la Fp- Cgil, lungi dall'invocare la richiesta di taser per il corpo di polizia penitenziaria, utilizzava, solamente in tono meramente provocatorio, la decisione di fornire in dotazione tale strumento di "arresto non lesivo" alle altre forze di polizia, per portare all'attenzione della Ministra, anche le tante problematiche da tempo insolute, che riguardano il corpo della Polizia Penitenziaria. La comunicazione del 16 novembre infatti si inserisce nel solco delle osservazioni rese dal sindacato alla bozza di "circolare del Circuito Media Sicurezza - Direttive per il rilancio del regime penitenziario e del trattamento Penitenziario", già inviate in data 12/ 10/ 2021, ove in maniera ampia ed articolata, si affrontano le problematiche del settore: dai carichi di lavoro, alle responsabilità degli operatori penitenziari, dalle criticità operative connesse alla necessità di migliorare le procedure di intervento, allo stato delle strutture penitenziarie, dal trattamento integrato del personale penitenziario, alle capacità ricettive degli istituti penitenziari, alla salute e sicurezza del personale. Su questi punti e aspetti, fondamentali dal nostro punto di vista, non vi è alcuna analisi concreta nell'articolo e la parte da me assistita non è stata in alcun modo interpellata dal Vostro giornale.

A fronte di ciò è invece necessario rilevare come, volontariamente, l'articolo pubblicato su "Il Dubbio" abbia inteso strumentalizzare la provocazione contenuta nella lettera alla ministra concentrandosi esclusivamente su di essa ed omettendo qualsivoglia riferimento al reale contenuto della missiva, ove, in un'ottica di più ampio respiro, si legge: "Malgrado il notevole e costante aumento delle aggressioni registrate nelle strutture carcerarie italiane, ancora una volta dobbiamo registrare l'esclusione del personale di Polizia Penitenziaria da provvedimenti che riguardano la generalità delle altre forze di polizia. Spiace inoltre che, dopo l'introduzione del reato di tortura all'interno del sistema penitenziario e il dualismo che lo stesso ha creato con l'art. 42 dell'O. P., la S. V. non abbia ancora predisposto un protocollo per la coerente gestione del servizio ed evitare ulteriori eventi di difficile gestione che, giornalmente mettono a rischio le donne e gli uomini del Corpo. Tantomeno sono state date disposizioni sulle regole di ingaggio nei casi di eventi critici. (...) Così come Le ricordiamo che abbiamo presentato le nostre osservazioni sulla bozza di circolare sul circuito di media sicurezza, senza però ricevere alcun cenno di riscontro concreto da parte Sua nonostante l'insediamento di una commissione tecnica al riguardo. Restiamo ancora in attesa di un suo cortese riscontro e le porgiamo deferenti ossequi". Tali assunti importantissimi non sono in alcun modo riportati nell'articolo. Evidente dunque come l'articolo in parola, lungi dal riportare una verità storica, tenda solo a screditare l'operato del sindacato attraverso una strumentale e parziale interpretazione della comunicazione inviata alla Ministra. È chiaro come tale pubblicazione, così posta, abbia un contenuto infamante ed illegittimo, volto esclusivamente a gettare discredito sull'attività del sindacato.

Affinché l'esercizio del diritto di critica sia correttamente esercitato, la giurisprudenza di legittimità postula il rispetto del principio della verità, del principio della pertinenza e del principio della continenza, il quale, è necessario sottolinearlo, richiede la correttezza dell'esposizione dei fatti in modo che siano evitate gratuite aggressioni e lesioni all'altrui reputazione.

Quest'ultimo principio è stato ad avviso della mia cliente violato dall'articolo pubblicato su "Il Dubbio", considerando che il diritto di critica deve ritenersi superato quando le espressioni adottate risultino pretestuosamente denigratorie e sovrabbondanti rispetto allo scopo. La portata dell'articolo è dunque infamante rispetto a quelle che sono le reali richieste del sindacato, nella misura in cui tende a trasmettere un messaggio falso ed ingannevole. Doveroso altresì rappresentare che la notizia diffusa ha una portata diffamatoria oggettivamente in grado di ledere l'immagine della Fp-Cgil.

 

*Avvocato