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di Federica Olivo

huffingtonpost.it, 24 aprile 2026

Per il 24 aprile è in programma uno spettacolo a Rebibbia, ma dei 20 attori “di alta sicurezza” solo 4 potranno accedere al teatro. Non per lo spettacolo di un’ora, ma per 20 minuti: “Continua la negazione del valore della libertà di espressione”. A Genova laboratorio autorizzato, con ritardo. Cannata (direttrice artistica): “Quando lo spettacolo sarà pronto, speriamo di poterlo fare davanti a un pubblico”. A Rebibbia del teatro dell’alta sicurezza resta solo un simulacro. E lo stesso vale ad Asti. A Monza, un festival lungo un mese tutto dedicato al teatro in carcere è stato completamente ripensato, perché bisognava escludere i detenuti dell’alta sicurezza.

Come richiede, di fatto, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. A Genova, invece, l’associazione Teatro necessario, che svolge la sua attività al teatro dell’Arca, costruito all’interno del carcere Marassi, ha dovuto attendere tanto tempo prima di poter iniziare il laboratorio teatrale con i detenuti di alta sicurezza. Le restrizioni delle attività teatrali e culturali nelle carceri, di cui HuffPost ha scritto diffusamente, continuano. E in alcuni casi non si vede via d’uscita.

“La circolare di ottobre che ha accentrato a Roma le autorizzazioni - ci racconta Mirella Cannata, direttrice artistica del teatro - ha allungato i tempi. Noi per fortuna siamo stati autorizzati al laboratorio, anche se con molto ritardo. L’anno passato i detenuti dell’alta sicurezza hanno recitato al teatro del carcere anche davanti a un pubblico esterno. Quest’anno si potrà? Per ora noi iniziamo solo il laboratorio, non stiamo ancora preparando lo spettacolo, ma ci auguriamo di poterlo fare. Così come è accaduto in precedenza”. Tra qualche mese, se la linea non cambierà, a Genova potrebbe porsi lo stesso problema che si sta ponendo ovunque in Italia: i detenuti dell’alta sicurezza potranno recitare al più davanti al personale del carcere e ai familiari. Così è successo, per esempio, ad Asti, dove era tutto pronto per la messa in scena de “Il treno ha fischiato” di Pirandello, ma gli studenti non sono stati ammessi a sedere tra il pubblico. Uno schema molto simile si ripeterà a Rebibbia il 24 aprile. Era in programma uno scambio creativo, tra il teatro libero di Rebibbia, diretto da Fabio Cavalli, e la compagnia Delirio Creativo. L’evento ci sarà, lo spettacolo portato in scena si chiama “Langela”.

Non ci saranno i detenuti. O meglio, solo 4 o 5 dei 20 componenti della compagnia della sezione di alta sicurezza potranno accedere al teatro. “Avrebbe dovuto essere uno spettacolo di un’ora, faranno un saluto di 20 minuti, a porte chiuse. Davanti a un pubblico di sole 20 persone”, dice una fonte interna al carcere. Il laboratorio teatrale prima si svolgeva in teatro, anche per i detenuti di alta sicurezza. Con il nuovo corso questo non è più possibile: “Le prove - ci viene raccontato - si dovrebbero fare in una stanza 5 metri per 5. Ormai non riusciamo più, anche perché non è consentito l’accesso ai tecnici delle luci e ad altre maestranze. La situazione purtroppo è immutata rispetto a qualche mese fa. Continua la negazione del valore della libertà di espressione”.