Agi, 6 febbraio 2015
L'orrore dei manicomi giudiziari, gli "ergastoli bianchi", il disagio di un "diverso" cui viene negato il diritto di vivere e che ritrova la sua identità nella follia. Un messaggio forte e una denuncia quelli espressi nell'opera teatrale della regista Patrizia Masi che con "Certe notti non accadono mai", torna in scena con la sua Compagnia Bolero il 9 febbraio presso lo Studio Corno di Lissone (Milano), in un remake presentato a meno di due mesi dall'attesa chiusura degli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari, il 31 marzo prossimo, più volte rimandata.
Protagonisti della picee un gruppo di detenuti psicotici in fuga da un Opg, che decidono di entrare a sorpresa in un locale e di dare spettacolo con le loro storie, provocando il pubblico, davanti ad un'intransigente direttrice, una guardia carceraria e uno psichiatra. Storie che corrono su un filo surreale tra normalità alienate e devianze normali, senza cedere mai alla pesantezza del dramma. C'è qualcosa di più importante della logica: l'immaginazione senza la quale "Certe notti" forse non accadrebbero mai.
Le storie dei personaggi della Masi riempiono la scena con il loro dolore ma anche con la leggerezza dello spirito. Anime nude che gravitano in uno spazio al confine dell'irreale, bisognose di amore e attenzione, che mostrano come la follia sia una condizione di creatività e di espressione umana e non una semplice malattia. La barriera tra scena e pubblico scompare e la soluzione finale è il ribaltamento del ruolo del potere: la direttrice e la guardia carceraria sono anch'essi vittime di un sistema sociale complesso, mostrando devianze psicotiche analoghe al resto del gruppo. La Compagnia Bolero contribuisce da tempo alla campagna per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari dove sono ancora internate 906 persone.
Nel 2014 la compagnia ha ricevuto il Premio Vincenzo Crocitti come migliore compagnia teatrale emergente. In Lombardia la chiusura degli Opg riguarda soprattutto l'ospedale di Castiglione delle Stiviere che soffre da anni di sovraffollamento. La Regione sta ripensando il piano, approvato appena lo scorso anno e che prevedeva la creazione in Lombardia di 12 Rems (residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza), in pratica mini comunità protette da 20 posti massimo nelle quali collocare i pazienti dal prossimo primo aprile. Ma il nuovo decreto approvato e modificato da diversi emendamenti, introduce ora la possibilità di inviare i pazienti, dopo la chiusura degli Opg, a "misure alternative" e non più automaticamente nelle Rems.










