di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 maggio 2023
Aumentano le sottoscrizioni dell’appello promosso da diverse associazioni come “Sbarre di Zucchero”, Conferenza del volontariato della giustizia o la redazione Ristretti Orizzonti, per chiedere di mantenere il numero di telefonate e videochiamate giornaliere, così come durante l’emergenza pandemia. Diversi direttori dei penitenziari hanno prorogato tale disciplina.
Ma altri no. Il garante della regione Lazio, Stefano Anastasìa, riferisce che con un ordine di servizio, anche la direttrice dell’istituto penitenziario di Velletri proroga la disciplina emergenziale in materia di colloqui e telefonate. Con l’ordine di servizio n. 12 del 26 aprile 2023, inviato per conoscenza al Prap, all’Ufficio di sorveglianza e al Garante regionale, la nuova direttrice della Casa circondariale di Velletri, Anna Rita Gentile, “preso atto che le maggiori telefonate durante la pandemia hanno rasserenato gli animi e più che mai le famiglie”, ha disposto che a far data dal 1 maggio “le persone ristrette potranno beneficiare, su loro richiesta, anche di una telefonata al giorno, previa verifica dell’utenza”.
Tale disposizione corrisponde a quanto richiesto in queste settimane dalla Conferenza del volontariato della giustizia, affinché le direttrici e i direttori esercitino la discrezionalità che l’ordinamento penitenziario riconosce loro per garantire colloqui, telefonate e videochiamate oltre le ordinarie previsioni normative, prorogando così le regole introdotte con l’emergenza Covid- 19.
“La disposizione della direttrice del carcere di Velletri commenta il Garante regionale Anastasìa - dimostra che è possibile mantenere, sia normativamente che organizzativamente, la disciplina in deroga sperimentata durante l’emergenza pandemica. Si può, si faccia: questo il mio appello a tutte le direzioni degli istituti penitenziari del Lazio, in attesa che il governo modifichi la vetusta previsione regolamentare che limita a dieci minuti alla settimana i colloqui telefonici con i familiari”.
Ricordiamo le parole di Ornella Favero, presidente della Conferenza nazionale volontariato Giustizia e direttrice di Ristretti Orizzonti: “Ci sono direttori di carceri che hanno deciso di non interrompere quelle telefonate quotidiane, che stanno rinsaldando tanti legami famigliari”. Favero prosegue rivelando che “alla Casa di reclusione di Padova dove le persone detenute possono di nuovo suddividere tra madri, mogli, figli, nipoti questa “ricchezza” dei dieci minuti al giorno di telefonata, un autentico patrimonio la cui “rilevanza” è costituita prima di tutto dal prezioso contributo a non sfasciare le famiglie, e a non lasciar sole le persone detenute. E a non metterle maggiormente a rischio suicidio. Ma succede anche a Firenze Sollicciano, succede a Trieste, succede in altre carceri”.
E rivolgendosi ai direttori, ha auspicato: “Fatelo succedere in tutte le carceri del nostro Paese, fate ogni sforzo per permettere alle persone detenute di telefonare a casa ogni giorno e di continuare a fare almeno una volta a settimana la videochiamata. E ci sarà nelle carceri un po’ di serenità in più, un po’ di solitudine in meno, forse anche qualche suicidio in meno”.
Per risolvere definitivamente questo problema, bisognerebbe modificare il regolamento penitenziario del 2000, che contiene una norma assolutamente non più al passo con i tempi, risalente al 1975. Secondo questa regola ogni detenuto (esclusi quelli che non possono comunicare con l’esterno) ha diritto a una sola telefonata a settimana, per un massimo di dieci minuti. La nostra legislazione, come ha ricordato più volte Patrizio Gonnella di Antigone, è tra le più arretrate in Europa su questo fronte. Ma la politica dorme, e per compensare a questo problema, i direttori delle carceri hanno il potere - così come indicato dalla circolare del Dap del settembre scorso - di prorogare quella misura “emergenziale”, che ha tutti i presupposti per essere “ordinaria”.











