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di Riccardo Polidoro (Responsabile Osservatorio Carcere dell'Ucpi)

 

Il Garantista, 11 febbraio 2015

 

Quando nasce un giornale è sempre una buona notizia, ottima se avviene in un istituto di pena. Apprendiamo, dunque, con entusiasmo che a Rebibbia si è dato vita al periodico "Dietro il cancello", che, stampato in 3.000 copie, sarà distribuito in tutte le realtà del mondo carcerario. Il giornale, curato dai detenuti, darà loro la possibilità di comunicare con l'esterno e di apprendere il lavoro di giornalista.

Se non la vera libertà, almeno (ci auguriamo) quella di espressione. L'entusiasmo è aumentato quando leggiamo che a dirigerlo è Federico Vespa, figlio del famoso Bruno che, da circa 20 anni, conduce la trasmissione "Porta a Porta" su RaiUno.

Quel cognome darà una marcia in più al mensile e questo è un dettaglio importante, perché se la carta viene stampata, deve essere diffusa e letta e, pertanto, ben venga qualsiasi elemento che possa giovare alla causa. Il 6 febbraio, alla presentazione del mensile, nella struttura penitenziaria, sono intervenuti, tra gli altri, il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, il giudice Ferdinando Imposimato e lo stesso Bruno Vespa.

Le dichiarazioni rilasciate nell'occasione dal conduttore televisivo fanno raggiungere al nostro entusiasmo un picco stellare. È un vero e proprio mea culpa: "Noi giornalisti abbiamo una grave responsabilità. Il carcere si racconta sempre male. Sono sempre stato dell'idea che il 41 bis vada abolito, perché una cosa è la sicurezza e un'altra è il rispetto dei diritti umani. Stessa posizione la mia sull'ergastolo, che deve essere immediatamente cancellato dal codice penale".

Era davvero inimmaginabile che, nello stesso giorno in cui, nel corso dell'Inaugurazione dell'Anno Giudiziario, l'Osservatorio Carcere dell'Unione Camere penali lancia il progetto "Vale la pena, la pena vale", con lo scopo di promuovere una corretta informazione sull'esecuzione della pena, il presentatore della più seguita trasmissione televisiva di approfondimento politico e attualità rilasci dichiarazioni così vicine alle battaglie che l'Ucpi conduce da anni.

Inimmaginabile perché gli Avvocati sono in sintonia con quanto affermato da Ferdinando Imposimato, alla medesima presentazione del periodico: "Il processo televisivo è un danno enorme, perché si condanna una persona appena indagata, o appena all'atto della denuncia. E questa prassi non è propria di uno Stato civile".

Cosa avrà pensato Vespa nel sentire queste parole? Avrà temuto per i suoi plastici del luogo del delitto, per i suoi consueti ospiti - addetti ai lavori che si avventurano in giudizi affrettati di colpevolezza o d'innocenza - per la possibilità che non vi siano più conferenze stampa delle Procure che rendono pubblici gli atti delle indagini? Crediamo di no. Purtroppo la deriva nazional-popolare in cui sta sprofondando il nostro Paese non finirà, anzi in nome dell'audience e della vanità di molti, la nostra cultura giuridica scomparirà. Un appello allora va fatto a Vespa, che ha dimostrato sensibilità per la condizione carceraria: prima che chiudano i Tribunali e i processi vengano celebrati esclusivamente in tv, con canali a loro dedicati, con il giudizio di colpevolezza o d'innocenza espresso con il televoto da casa, ci auguriamo che vi sarà un "Porta a Porta" sulla tortura di Stato del 41 bis e sulla pena di morte dell'ergastolo ostativo.