di Stefano Crippa
Il Manifesto, 3 gennaio 2026
Dal 9 gennaio su Sky e Now il prequel della serie ispirata all’opera di Roberto Saviano. Sei episodi, quattro diretti da Marco D’Amore. Le regole del marketing: un brand di successo non si abbandona mai, anche se il finale - per una volta - sembra inappellabile. Non sfugge alla regola aurea anche la fiction ispirata all’opera di Roberto Saviano che torna - sotto forma di prequel - dal 9 gennaio in esclusiva su Sky e in streaming su Now, per raccontare - giustappunto - la (mala) educazione dei protagonisti della serie madre durante la loro adolescenza. Così i sei episodi previsti dalla produzione (ma in cantiere l’idea è quella di farne tre stagioni, la seconda già in fase di scrittura), per Gomorra - le origini fotografano in un lungo flashback quella che è la storia dei protagonisti. Fulcro della vicenda è ovviamente il giovanissimo Pietro Savastano (Luca Lubrano), sullo sfondo di una Napoli periferica e misera dove spiccano i palazzoni della neonata Scampia.
Dal contrabbando di sigarette all’alba dell’arrivo dell’eroina che cambierà tutte le regole. Sei episodi, si è detto, prodotti da Sky Studios e da Cattleya - parte di ITV Studios, i primi quattro girati proprio da uno dei protagonisti di Gomorra (era Ciro Di Marzio), Marco D’Amore anche supervisore artistico e co-sceneggiatore del progetto, mentre gli ultimi due sono diretti da Francesco Ghiaccio. “All’inizio ho detto di no - racconta l’attore regista campano - perché nutro un sentimento di profondissima riconoscenza verso questo progetto e verso le donne e gli uomini che lo hanno animato, sostenuto, pensato, realizzato. La possibilità che mi è stata data di esordire alla regia mi incuteva timore, e poi temevo di battere una strada che forse avevamo percorso. E invece sono stato smentito, perché già quando eravamo agli albori della scrittura si intuiva un respiro, un profumo, una intenzione completamente diversa rispetto all’originale”.
La serie apre su un tg del 1977 dove si dice che un bambino su sette a Napoli non raggiunge il primo anno di età: “Sono ragazzi che non sognano i sogni che dovrebbero fare i bambini - sottolinea D’Amore - e fa scoprire il presente con tanti bambini che stanno crescendo nella guerra. Così mi sono chiesto per Pietro: per essere così da bambino di cosa è stato privato?”. Il diciassettenne Luca Lubrano riveste i panni di Pietro Savastano, il boss senza pietà: “Il mio personaggio è ancora innocente, ha ancora uno sguardo malinconico ma che con il trascorrere del tempo si trasformerà in uno sguardo feroce”.
Accanto a lui sempre una giovanissima Imma (interpretata da Tullia Venezia): “Imma viene da un contesto diverso perché vive nella parte più ricca di Napoli. Eppure si troverà di fronte a delle scelte da fare che poi determineranno il suo futuro e la porteranno ad essere quella che tutti conosciamo”. A chiusura di ogni episodio, l’inquietante figura di ‘O Paisano (Flavio Furno), malavitoso e detenuto in carcere che sogna una malavita ancora più feroce e legata al concetto di “famiglia”, (a tessere le fila con l’esterno è la sorella) il cui riferimento è palesemente Raffaele Cutolo e la “nuova camorra”.










