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di Valerio Cappelli

Corriere della Sera, 3 gennaio 2026

“Ci ispiriamo a Sorrentino e Leone”. Dal 9 gennaio, diretto da Marco D’Amore, il prequel della saga italiana più venduta al mondo: 190 paesi. Parlano le ragazze della nuova serie, Tullia Venezia e Fabiola Balestrieri. Fine Anni 70. A Napoli comanda il contrabbando, la droga verrà poi. Siamo all’alba della saga. Le nuove ragazze di Gomorra si chiamano Tullia Venezia e Fabiola Balestriere. La prima ha 19 anni e interpreta Donna Imma, la futura moglie del boss Savastano. L’altra sarà la camorrista Scianel, unica donna di un mondo dominato da maschi, e qui di anni ne ha 22. Da adulte diventeranno spietate. Ma le vediamo giovanissime, anche se Scianel è già madre, vittima della gelosia del marito, molto più grande di lei.

“Gomorra - Le origini”, dal 9 gennaio su Sky e in streaming su Now, ci riporta a come tutto è iniziato. Dal romanzo di Saviano, è la serie tv più venduta all’estero: oltre 190 paesi. Marco D’Amore, “leggendario” Ciro, ora è regista dei primi quattro episodi (gli ultimi due li dirige Francesco Ghiaccio), supervisore artistico e cosceneggiatore. Tullia ci racconta Imma da adolescente: “Figlia di due gioiellieri che hanno il negozio a Secondigliano, nasce nella parte ricca di Napoli. Va al Conservatorio e vuole trasferirsi a New York. Non conosce le difficoltà della vita, i genitori la tengono al riparo”. Casualmente, alla fermata dell’autobus, conosce Pietro Savastano (Luca Lubrano), cresciuto senza padre né madre, si barcamena tra piccoli furti e lavoretti. Sogna ragazze, auto, cene eleganti. Ma il sogno più grande è diventare il re del quartiere. Donna Imma lo seguirà.

Poi c’è Scianel, e Fabiola dice che “non può far nulla contro la violenza del marito, perché a Secondigliano è intoccabile. Non può scegliere la sua vita. Si rifugia tra i suoi profumi e qualche chiacchiera con la sua amica Imma, aspettando il giorno in cui tutto questo dolore finirà. Imparerà a diventare forte, tenace per poter essere se stessa, finalmente libera”. Tullia Venezia voleva fare questo mestiere fin da piccola, “quando ho interpretato il gatto in una recita di Pinocchio. Ma non mi considero ancora un’attrice. I miei genitori (papà lavora in banca e mamma insegna), mi hanno sempre sostenuto, e così Marco D’Amore. Che consigli mi ha dato? Di essere me stessa. Mi ha rassicurata che mi avrebbe accompagnata per tutto il progetto”. Gli Anni 70? “Erano violenti e colorati, mi piacerebbe che si tornasse ai pantaloni a zampa d’elefante. Gomorra la guardavano in tv i miei genitori, io seguivo altre serie, Stranger Things, Gossip Girl…Mi piacciono i film che mi fanno viaggiare con la mente, portandomi lontano dalla vita ordinaria”.

Fabiola Balestrieri ha 22 anni, anche lei viene da un contesto borghese, papà medico e mamma infermiera, è più strutturata e adulta di Tullia, non foss’altro perché dal 2022 fa parte della squadra di Un posto al sole: “Lì interpreto una ragazza che vive tra Londra e Napoli, nata in una famiglia benestante di Posillipo. Quest’esperienza mi ha fatto capire che è il lavoro che voglio fare, sono abituata a essere fermata per strada per un selfie. Grazie a Un posto al sole non ho mai chiesto la paghetta ai miei, con i primi guadagni ho comprato una macchinetta e mi sono pagata un corso di recitazione”. La Napoli di Gomorra l’ha sfiorata, “alcuni conoscenti hanno imboccato quella strada, e un amico è riuscito a uscire dalla droga”. Al primo provino di Gomorra, in una serie precedente, doveva essere la figlia di Ciro “ma non mi presero, mi dissero che non avevo la faccia giusta per questa serie”.

La sua realtà è meno favolistica di Tullia Venezia che, come dice Marco D’Amore, ha il nome di una diva del passato, le piace Monica Vitti ma non ha alcun alcun modello al cinema. Fabiola invece ammira Luisa Ranieri, “la sua naturalezza, è sempre se stessa”, e sogna un ruolo come quello del protagonista di È stata la mano di Dio di Sorrentino (che poi è l’adolescenza del regista): “Una storia che si snoda dal punto di vista di un ragazzo”. Racconta di aver vissuto delle difficoltà a scuola, “la preside e le insegnanti mi remavano contro, dicevano che il mestiere d’attrice non è un lavoro ma un passatempo”. Degli Anni 70 le piace il fatto “che non ci fossero i cellulari, so di andare controcorrente ma è così”.

Fabiola, le origini di Gomorra evocano la prima parte di C’era una volta in America di Sergio Leone, l’iniziazione al crimine. “Sì, è vero, l’ho visto tante volte quel film, in Donna Imma rivedo l’amore impossibile di Noodles, e la stessa futura determinazione”. Ma qual è il film della sua vita? “Ne ho tanti, Interstellar, La vita è bella, Harry Potter che ho omaggiato con un tatuaggio ma soprattutto Il postino, il rapporto di Massimo Troisi con Neruda, l’amicizia difficile da immaginare col poeta, che diventa un valore, un insegnamento”. Cosa chiederebbe a Saviano, se lo avesse davanti? “Come ha fatto ad avere il coraggio che ha avuto”.