di Aldo Grasso
Corriere della Sera, 28 marzo 2015
"Mala Vita" è un corto di Angelo Licata e interpretato da Luca Argentero (nel panni di Antonio) e da Francesco Montanari (Rocco, boss della camorra). È una storia di vita carceraria liberamente ispirata al racconto Pure in galera ha da passà 'a nuttata di Giuseppe Rampello, incluso nell'omonima raccolta (Mala Vita) edita da Rai-Eri.
L'idea di produrre questo corto nasce dal Premio letterario "Goliarda Sapienza - Racconti dal Carcere", rivolto ai detenuti nelle carceri italiane. Come si dice in questi casi, "la pellicola nasce da un progetto di grande interesse socio-culturale" ed è stata realizzata con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ricevendo una menzione speciale da parte del Sindacato nazionale giornalisti cinematografici al Cortinametraggio 2015.
E poi questo è il primo vero progetto multi piattaforma della Rai, il primo di una lunga serie voluta da Pino Corrias ed Eleonora Andreatta, direttore Rai Fiction, che hanno annunciato la produzione di un corto all'anno: il prossimo si focalizzerà sulla giornata di libertà di una detenuta in un carcere femminile, con la regia di Anna Negri e la sceneggiatura di Monica Rametta. La storia racconta la discesa "agli inferi" di Antonio, uno Zelig capace di adattarsi e assecondare anche linguisticamente i suoi interlocutori; ma il giochino non gli riesce con Rocco, che gli renderà ancora più dura la vita dietro le sbarre.
Ecco, ma se il progetto è così importante, e se n'è occupato persino Pino Corrias, che credevamo disperso, se alla presentazione è intervenuto nientemeno che il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, perché poi buttarlo via così, su Rai3, tra un film di Albanese e la serie "Scandal"? Questi prodotti hanno senso se si costruisce attorno a loro una cornice, se c'è un minimo di promozione, se si elimina l'effetto "tappabuchi". Le tv digitali non insegnano nulla?










