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di Giovanni Bianconi


Corriere della Sera, 7 agosto 2019

 

A dei carcerati è stato concesso di andare da Roma a S. Maria di Leuca a piedi. La serie "Boez-Andiamo via", prodotta da Rai fiction, andrà in onda su Raitre dal 2 settembre. "Il giudice mi ha tolto la patria potestà e non ha sbagliato, perché la legge dice che con la vita che facevo io non potevo crescere i figli - racconta Francesco, boss figlio di boss, condannato per estorsioni, rapina e sequestro di persona. Questo viaggio serve per dimostrare anzitutto a me stesso che sono migliore di quello che ero, che ce la posso fare anche con una vita diversa da quella che ho fatto". E Maria, origini nomadi, arrestata prima di compiere 16 anni per furto, un matrimonio imposto e vissuto "come uno stupro", un'incurabile fobia per i serpenti: "Da noi i maschi sono viziati e considerati migliori, qui invece siamo tutti uguali".

Il traguardo è l'inizio - Francesco e Maria parlano mentre camminano insieme ad Alessandro, Kekko, Matteo e Omar, altri giovani detenuti dall'aspetto già adulto; un viaggio a piedi lungo e faticoso, da Roma a Santa Maria di Leuca, la punta estrema dello stivale: 800 chilometri in 60 giorni attraverso l'antica via francigena, che un tempo conduceva i pellegrini in Terrasanta e adesso consente a sei carcerati di riavvicinarsi al mondo che s'erano lasciati alle spalle entrando in prigione. Un presente senza sbarre e muri che può trasformarsi in futuro; un cammino verso la liberazione definitiva che passa dal recupero di se stessi. "Arrivare in fondo sarà un traguardo, ma anche un nuovo inizio", confida Kekko, la pelle coperta di tatuaggi a testimonianza della vita vissuta finora - manette, pistole, il leone che credeva di essere - ma con uno spazio ancora intonso su una gamba: "Qui ci andrà la Statua della libertà, accompagnata dalla scritta "libero da tutto".

Tra tensioni e speranze - Il raggiungimento della meta diventerà il punto di ripartenza per un'esistenza diversa che comincia a prendere forma lungo il cammino: tappe da 15 o 20 chilometri, notti in tenda o in ricoveri che dipendono dall'ospitalità degli altri, 15 euro al giorno che devono bastare per tutto, l'aiuto e l'ascolto reciproco accompagnati da una guida di lunghe distanze, Marco, e un'educatrice con esperienza di dinamiche di gruppo, Ilaria. Un'esperienza resa possibile dal ministero della Giustizia che ora è narrata da "Boez-Andiamo via", una serie tv di 10 episodi prodotta da Rai fiction trasmessa da Raitre a partire dal 2 settembre. Un reality innovativo e un po' "rivoluzionario" come il progetto di base, scandito dai passi dei sei protagonisti che a volte s'interrompono per via di tensioni e contrasti che qualcuno vorrebbe risolvere secondo le vecchie abitudini; ma la logica del gruppo impone il confronto e la necessità di comprendere le ragioni degli altri. Pratiche sconosciute a chi rispettava solo la legge del più forte ma adesso, attraverso il dialogo, scopre una nuova dimensione delle regole e dell'amicizia: "Sulla strada non c'è amicizia ma solo interesse. Qui è diverso". Da fuorilegge pensavano di essere liberi, sbagliando : "Sulla strada non sei mai libero; forse lo sei per la giustizia, finché non ti prendono, ma dentro di te no. Ora invece mi sento libero perché non devo dimostrare niente a nessuno".

Orgoglio e pregiudizio - La strada non è più terreno di conquista, ma diventa uno spazio dove incontrare persone che offrono ospitalità e svelano esperienze diverse, usi e costumi sconosciuti. È il mondo di fuori che aiuta a guardarsi dentro, a rivalutare il valore dei soldi guadagnati con fatica e difficoltà, che fanno svanire il fascino della malavita. "A me piaceva incutere il terrore nelle persone, e adesso se ci ripenso mi faccio schifo da solo", confessa Alessandro, che però sceglie di sottrarsi a una serata con una comunità di profughi: "Sento un attrito verso di loro che non riesco a superare, e siccome è meglio prevenire che curare preferisco non vederli proprio". Si apre un dibattito, Marco - la guida - spiega che se avesse seguito lo stesso pregiudizio nei confronti suoi e degli altri detenuti non avrebbe vissuto l'esperienza più importante della sua vita. Finché Alessandro ammette: "Devo ampliare le mie vedute". E il cammino prosegue.