di Simona Musco
Il Dubbio, 5 luglio 2025
Raffreddare gli animi dopo l’incidente sullo ius scholae. Il segretario di Forza Italia, nonché vicepremier, Antonio Tajani lo sa, e non a caso ad Ancona, rispondendo alle domande dei cronisti nel giorno dell’apertura della campagna elettorale per le Regionali, rilancia con parole misurate ma chiarissime: “Oggi la priorità numero uno è la riforma della giustizia, perché per noi questa è la riforma delle riforme, trattandosi anche di una modifica costituzionale”.
Nessuna sbavatura. Nessun accenno alla cittadinanza per i minori stranieri, che solo l’altro ieri fa aveva fatto storcere il naso alla Lega. È un modo per rinsaldare il patto di governo, una strategia per superare questo collo di bottiglia senza irritare ulteriormente Salvini e i suoi. Una linea di prudenza, in fondo, imposta anche dal calendario parlamentare. Perché proprio in queste ore la riforma Nordio, fiore all’occhiello della giustizia secondo l’Esecutivo, sta entrando nella sua fase più delicata. Dopo l’approvazione dell’articolo 2 al Senato, il dibattito riprenderà martedì, con una nuova capigruppo che dovrà decidere tempi e modi. La maggioranza vuole chiudere il passaggio a Palazzo Madama entro la prima metà di luglio. Poi sarà la Camera, da settembre, a dare il via alla seconda e definitiva deliberazione.
Ma l’ingorgo è dietro l’angolo. Perché anche se il secondo passaggio parlamentare non prevede emendamenti, né ordini del giorno o stralci, ogni slittamento rischia di far saltare i piani di Nordio. Se entro 12 mesi non sono approvate le leggi ordinarie che danno corpo alla riforma, continueranno ad applicarsi le regole precedenti. E questo - è bene dirlo - significa una cosa sola: che il nuovo Csm, il cui rinnovo è previsto entro aprile 2027, verrebbe scelto ancora col metodo attuale. Altro che sorteggio: le correnti della magistratura resterebbero saldamente al loro posto. Una prospettiva che cancellerebbe, di fatto, il principale obiettivo della riforma. Per Nordio e Meloni sarebbe una sconfitta politica netta, forse irrimediabile. Anche perché il nodo del sorteggio - previsto dall’articolo 3, la cui discussione in Aula è stata avviata ma non ancora conclusa - resta il più contestato.











