La Nuova Sardegna, 10 febbraio 2015
Nel supercarcere modello di Nuchis il problema più grosso è quello della distribuzione interna di acqua di acqua potabile. Lo hanno scoperto, due settimana fa, gli addetti ai controlli alla sicurezza e igiene interna al carcere di massima sicurezza, quando si sono resi conto, visivamente, che dai rubinetti l'acqua che sgorgava non era proprio di fonte, cristallina, ma un pochino opaca. Le immediate analisi richieste alla Asl hanno confermato la presenza di contaminazione di origine naturale, ovvero dosi al di sopra dei valori di media di ferro, da qui il colore rossastro dell'acqua.
La ricerca della "fonte" di tale contaminazione pare sia state rapidissima, e qui sta il dilemma. Parrebbe che alcune condotte interne siano state realizzate, dall'impresa che ha costruito il supercarcere (la Gia.Fi. di Firenze, una delle aziende finite sotto inchiesta per gli affari con la Cricca della Ferratella) con tubature metalliche contenente ferro che, con l'usura del tempo, si sarebbero arrugginite. In attesa del completamento degli accertamenti già disposti dalla direzione del penitenziario di massima sicurezza sono scattate le contromisure.
Per l'approvvigionamento idrico della struttura, che ospita duecento detenuti e dove lavorano giornalmente una ottantina di agenti, circa venti tra impiegati e funzionari e altrettanti addetti al reparto sanitario, un vero e proprio ospedale interno con medici e infermieri professionisti, è stato attivato un servizio di autobotti utilizzando furgoni dell'amministrazione penitenziaria, che portano acqua potabile alle cucine per la mensa dei detenuti (si spera anche per quella degli agenti della polizia penitenziaria) e riforniscono i depositi di acqua potabile interni. Il controllo dell'impianto idrico sarà completato nelle prossime ore da parte del personale inviato dal dipartimento per gli istituti di pena.











