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Il Centro, 15 marzo 2015

 

Detenuti in sciopero della fame, per protestare contro la decisione di limitare la ricezione via posta di pacchi con generi alimentari. Si tratta di un'ottantina di detenuti che protestano in maniera silenziosa. Finora non si registrano malori, i carcerati vengono tenuti sotto controllo sanitario.

"È un provvedimento restrittivo", spiega il direttore del carcere, Stefano Liberatore, "necessario per ristabilire l'ordine: l'invio senza regole di pacchi crea problemi per la sicurezza e per l'igiene. Tramite il pacco possono entrare cose non consentite o non esplorabili. L'obiettivo è dunque evitare situazioni che possono compromettere ordine e sicurezza". Il direttore ieri, parlando ai detenuti, ha annunciato che si cercheranno di contemperare le esigenze dell'istituto con quelle della popolazione carceraria. Gli aggiustamenti saranno adottati a breve, dopo una riunione col comandante e i responsabili del reparto detentivo.

Le nuove regole colpiscono soprattutto chi ha parenti lontani, nel profondo Sud, che non fanno loro visita frequentemente e quindi non portano di persona i generi di conforto. Sulla protesta intervengono Maurizio Acerbo (Rifondazione) e Vincenzo Di Nanna (Amnistia, giustizia, libertà): "La decisione del direttore del carcere di Castrogno di vietare o limitare in maniera inaccettabile la consegna dei cibi inviati ai detenuti della sezione di alta sicurezza da parte dei familiari, ha suscitato una comprensibile azione di contestazione non violenta. Se le esigenze a base della contestata decisione sono di natura meramente igienica e organizzativa, andrebbe allora verificata la possibilità di risolvere ogni questione in tempi brevi". L'invito, ai rappresentanti istituzionali, dalla Regione al parlamento, è a occuparsi della vicenda e a recarsi quindi nel carcere di Castrogno per incontrare i detenuti, personale e direttore.

 

Digiuno di protesta a Castrogno, l'On. Melilla interroga il ministro

 

Il deputato chiede al Guardasigilli di verificare dopo la decisione del direttore di limitare i pasti esterni dei famigliari. Finisce sul tavolo del ministro della Giustizia la vicenda degli 80 detenuti del carcere di Castrogno in sciopero della fame per protestare contro le limitazioni imposte dal direttore sul cibo proveniente dai famigliari e per le gravi carenze strutturali con sovraffollamento del penitenziario teramano.

Dopo la denuncia di Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista e di Vincenzo Di Nanna di Amnistia, Giustizia e Libertà, adesso il deputato di Sinistra ecologia e libertà, Gianni Melilla, ha presentato una interrogazione. Il deputato abruzzese sottolineando come "gli obiettivi dei detenuti contro la contestata decisione del direttore sono di natura esclusivamente igienica e organizzativa", chiede di "rapidamente verificare la possibilità di risolvere ogni questione nel rispetto delle leggi e dei diritti dei detenuti che vanno sempre e comunque garantiti".

Al ministro Melilla chiede "se non intenda assumere rapidamente iniziative volte a superare questa situazione di grave disagio per i detenuti del carcere di Teramo accertando ogni responsabilità rispetto a questo sciopero della fame dei detenuti e affrontando il problema del sovraffollamento, delle carenze di organico del personale penitenziario e dei trattamenti generali riservati ai detenuti".