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di Grazia Longo

La Stampa, 16 giugno 2024

Non si arresta la catena di suicidi in carcere dall’inizio dell’anno. Gli ultimi due ieri a Sassari dove un cagliaritano di 52 anni si è impiccato, e a Teramo dove Giuseppe Santoleri, 74 anni, condannato in via definitiva a 18 anni di reclusione per l’omicidio dell’ex moglie si è soffocato nel letto della sua cella. L’altro ieri, invece, si è tolto la vita nella prigione di Biella un romeno di 46 anni e il giorno prima era accaduto a un italiano di 34 anni detenuto ad Ariano Irpino. Quattro suicidi in meno di 48 ore. L’elenco è lunghissimo: sempre recentemente, l’11 giugno si è impiccato un italiano di 56 anni nel carcere di Ferrara e il 23 maggio, a Torino, una torinese di 64 anni condannata per violenza si è asfissiata con un sacchetto di nylon in testa.

“Siamo al punto di produrre una sorta di assuefazione e ridurre il suicidio in cella a poche righe in pagina di cronaca locale perché non fa più notizia - stigmatizza Aldo di Giacomo, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Spp -. La situazione è completamente sfuggita di mano perché il “deus ex machina” del sistema penitenziario, il sottosegretario Andrea Delmastro, non solo ha esautorato il Dap da ogni funzione e compito ma dimostra di non avere alcuna conoscenza dei problemi dell’emergenza carcere. Vale per tutti il Protocollo operativo con il quale si procede all’acquisto di guanti, abbigliamento e strumenti per il personale secondo la logica di attrezzare gli agenti a fare la “guerra” ai detenuti”.

In merito al caso di ieri a Teramo, l’avvocata della vittima, Federica Di Nicola, incalza: “Santoleri è stato ammazzato dallo Stato, dalle lungaggini processuali e dall’incuria ed inadeguatezza dell’istituto carcerario. Era un uomo malato, anziano sfinito da un vissuto logorante. Un uomo le cui condizioni di salute si sono appalesate incompatibili con la detenzione carceraria. Per questo ho lottato, invano, per ottenere la concessione di una misura alternativa alla detenzione”.

Donato Capece, segretario generale di un altro importante sindacato di polizia penitenziaria, il Sappe, dichiara: “Siamo costernati ed affranti: un detenuto che si toglie la vita in carcere è una sconfitta per lo Stato e per tutti noi che lavoriamo in prima linea. Si potrebbe ipotizzare un nuovo sistema penitenziario con una diversa articolazione delle pene detentive”.

E il segretario generale del sindacato Uilpa, Gennarino De Fazio, chiosa: “Serve un decreto carceri per deflazionare il sovraffollamento detentivo, sono oltre 14 mila i detenuti in più rispetto ai posti disponibili, e per consentire l’assunzione straordinaria e accelerata di agenti nel corpo di polizia penitenziaria, in quanto ne mancano più di 18 mila, e assicurare il potenziamento dell’assistenza sanitaria, specie di natura psichiatrica”.