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di Teodora Poeta

Il Messaggero, 26 maggio 2025

Lo hanno ritrovato senza vita nel suo letto nella cella del carcere di Castrogno. Quando ieri mattina il “concellino” ha provato a svegliare Domenico Di Rocco, 46 anni, di Mosciano, era già morto. Secondo gli inquirenti si sarebbe trattato di un decesso causato da un malore, probabilmente un infarto, ma per accertarlo la sostituta procuratrice Silvia Scamurra ha già disposto l’autopsia che verrà eseguita domani pomeriggio dal medico legale Giuseppe Sciarra. La salma, sottoposta ad una prima ispezione esterna, è stata poi trasferita all’obitorio dell’ospedale Mazzini. Appena la notizia si è saputa, ieri mattina fuori dal carcere sono subito arrivate numerose persone di etnia rom, parenti o amici del 46enne, e l’area è stata quindi presidiata dalle forze dell’ordine.

Per Di Rocco le porte di Castrogno si erano riaperte lo scorso dicembre dopo essere evaso dai domiciliari dove si trovava per scontare una pena di circa 20 anni. Ma in quell’occasione era stato lui stesso a chiamare da un bar i carabinieri e a dire ai miliari di voler tornare in carcere perché a casa litigava con sua madre.

Ad usare parole dure per quanto accaduto è Adele Di Rocco, coordinatrice dell’associazione Codice Rosso, che parla di “ennesima vittima per mano dello Stato”. È lei che fa sapere che il 46enne, “era affetto da patologie psichiatriche - spiega - La scorsa settimana, attraverso il suo legale, l’avvocato Gianfranco Di Marcello, aveva avanzato richiesta di trasferimento per detenzione alternativa al carcere in due comunità, dalle quali si attendevano risposte, o agli arresti domiciliari, ed era in attesa dell’udienza fissata per il prossimo 5 aprile”.

Dall’ispezione cadaverica non sarebbero stati riscontrati segni di violenza sul corpo di Domenico Di Rocco né altro che farebbe ipotizzare una morte violenta o un gesto estremo da parte del detenuto, eppure pare che i familiari nelle prossime ore siano intenzionati a presentare un esposto. “La mamma e il fratello del 46enne stanno provando a prendere contatti con il garante dei detenuti - dice sempre Adele Di Rocco - Vogliono la verità”.

La coordinatrice dell’associazione Codice Rosso, inoltre, racconta di un occhio nero che il fratello del detenuto avrebbe notato sul viso di Domenico dopo l’ultimo colloquio avuto in carcere, motivo per cui sarebbe stato trasferito dalla sezione in cui si trovava in precedenza. Forse un litigio con un altro detenuto. Su Castrogno resta comunque alta l’attenzione, voluta anche dagli stessi agenti di polizia che da tempo chiedono più personale e soprattutto una diminuzione della popolazione penitenziaria ormai al collasso.