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certastampa.it, 12 agosto 2022

È un viaggio di dignità negata per lo spazio di vita ridotto alle dimensioni di un letto a castello, da un lato, ed umanità condivisa, dall’altro, tra detenuti che si autotassano per comprare un congelatore da usare tutti insieme in sezione. Una grande famiglia in una struttura dove d’inverno si muore dal freddo e d’estate manca l’ossigeno. È la sintesi del “Ferragosto in carcere” che i Radicali hanno effettuato oggi nel penitenziario teramano di Castrogno a Teramo.

E non a caso il tour dei Radicali nelle carceri d’Italia parte proprio dalla città di Marco Pannella, idolatrato da alcuni detenuti con tanto di foto incorniciata in cella, coccolata come quella che ritrae Maradona nelle celle dei detenuti dell’Alta Sicurezza. Passano gli anni, si ripetono i “Ferragosto in Carcere” (iniziativa ideata proprio da Pannella) ma i numeri non migliorano, anzi.

Lo rivela la delegazione capitanata da Ariberto Grifoni e composta da Gabriella Antonacci Luigi Flagelli, Jacopo Di Michele e l’avvocato Tommaso Navarra. A Castrogno non dovrebbero esserci più di 255 detenuti: ce ne sono 423, di cui 381 uomini e 42 donne (ricordiamo che Castrogno ha l’unica sezione femminile d’Abruzzo). 321 i detenuti comuni, 102 nell’Alta sicurezza, 298 sono definitivi, 64 sono in attesa di giudizio, 37 appellanti e 24 ricorrenti. Vivono in celle di due metri: pensate di dovervi fare il caffè e cucinare qualcosa sfiorando il vostro water e il lavandino da cui esce soltanto acqua fredda (per l’acqua calda bisogna attendere di poter fare una doccia).

Estate e inverno, nulla cambia. Pensate che - ha riferito la delegazione - d’inverno i detenuti si spostano con le coperte addosso visto che in carcere il riscaldamento funziona due ore al mattino, due il pomeriggio e due la sera. Ma il problema è proprio strutturale di un penitenziario vecchio, progettato con spazi che dovevano soddisfare la capienza massima dei 255 detenuti e invece.

Il dato paradossale, più volte denunciato dalle sigle sindacali di categoria, è che nonostante i detenuti siano oltre 400 il numero degli agenti di polizia penitenziaria resta sempre parametrato sulla capienza regolamentare: sono in servizio 168 agenti a fronte di una pianta organica di 216. Anche i presidi medico-sanitari sono parametrati su quella capienza: ci lavorano 22 specialisti. 12 infermieri, 6 medici e 1 medico H24.

Sembrano sufficienti e invece non lo sono, tenendo anche conto delle fragilità presenti tra i detenuti, basti pensare ai malati psichiatrici, agli oncologici e i disabili. Già, i disabili. Come può un detenuto costretto su una sedia a rotelle a vivere in una cella così piccola? Gli spazi di socialità, minimi, ci sono.

Un tavolo da ping pong, un biliardino vetusto. Finalmente c’è il tappetino sintetico sul campo da calcio ma se la palestra maschile è tornata in funzione, quella femminile è sempre chiusa. E le detenute chiedono di poter avere agenti donne con cui potersi anche confidare, da donna a donna. La detenuta più giovane ha solo 22 anni ed è entrata a Castrogno a inizio agosto.

“Il sistema dovrebbe interrogarsi sul perché sia accaduto...” reclama l’avvocato Navarra, evidenziando come sia il momento di fare rete col territorio. Il riferimento, ad esempio, è alla facoltà di Giurisprudenza dell’università di Teramo che potrebbe collaborare ed interagire con il personale del penitenziario per ideare iniziative a sostegno della formazione dei detenuti.

Una volta, a Castrogno, c’era lo “scrivano” che si occupava di redigere, per conto dei detenuti analfabeti o di lingua diversa dall’italiano, le richieste, le istanze etc. Ora chi lo fa? E il 45% dei detenuti sono stranieri. “Ci è arrivato un grande ringraziamento da parte dei detenuti verso gli agenti di polizia penitenziaria e ci hanno chiesto di tornare, perché queste visite rappresentano l’unico modo per loro di comunicare con l’esterno e far conoscere le loro condizioni” ha concluso la delegazione dei Radicali entrata in carcere stamane, lanciando un monito alla Politica affinché assuma decisioni contingenti e urgenti sul sistema carcerario che così com’è continuerà ad essere percepito esclusivamente solo come un costo ed un fallimento, quando invece da lì dentro, nelle giuste condizioni e con i più idonei strumenti, si può far scrivere una storia di vita diversa... soprattutto lontana dal crimine, una volta fuori.