Il Centro, 11 agosto 2024
Una delegazione di avvocati in visita al carcere più sovraffollato della regione: “Invertire la rotta”. Al di là dei numeri, drammatici e ormai noti da tempo, c’è una certezza che emerge e che gli avvocati teramani mettono nero su bianco dopo la visita nel carcere di Castrogno in un’autenticità che va oltre le parole: “Realtà che fino in fondo non è nota agli operatori giudiziari, siano essi giudici o avvocati”. Nei giorni scorsi una delegazione della Camera penale e del Consiglio dell’Ordine degli avvocati, nell’ambito della vertenza nazionale aperta dalle toghe proprio sull’emergenza del sovraffollamento e dei suicidi in carcere, è entrata a Castrogno in cui ci sono 400 detenuti a fronte di una capienza di 255, in cui gli agenti penitenziari sono 164 con organico previsto di 221, in cui dall’inizio dell’anno tre detenuti si sono tolti la vita.
“Le difficoltà logistiche si accompagnano a un’altra grave criticità”, si legge nella nota della Camera penale Giuseppe Lettieri e del Consiglio dell’Ordine, “le carenze strutturali e di organico, carenze che riguardano innanzitutto gli agenti penitenziari, ma anche medici, psichiatri e operatori seriali. Una carenza insostenibile con un riverbero nel quotidiano di vita carceraria: la gestione dei rapporti con i detenuti è necessariamente lenta (le richieste possono essere esaminate solo a distanza di tempo). Non ricorrono percorsi lavorativi, educativi, di risocializzazione; basti pensare che l’unica biblioteca di cui il carcere dispone è chiusa proprio per l’insuperabile carenza degli agenti penitenziari.
A questo ritmo di crescita della popolazione detenuta nel carcere teramano, senza una visione di insieme e un concreto intervento aziendale (un massiccio intervento di edilizia carceraria, un aumento di personale), la strada del fallimento umano e sociale è alle porte”. Celle piccole e senza acqua calda, docce comuni, frequenti blackout elettrici provocati dalle infiltrazioni d’acqua dal tetto e, scrivono gli avvocati, “per tacere sulla raccolta dei rifiuti e sulle modalità di pulizia degli ambienti”. Secondo i penalisti “bisogna invertire la rotta verso un cammino lungimirante e razionale: quello della seria depenalizzazione, quello della seria decarcerizzazione.
Perché è così difficile incentivare il passaggio, nel modo più ampio possibile, dalla cella chiusa alla misura alternativa? È dimostrato che la recideva dei detenuti è tre volte e mezza superiore a quella di chi sconta la pena fuori dal carcere. Ogni giorno trascorso senza che siano attuati rimedi idonei a scongiurare la morte per malattia e per suicidi nei penitenziari non può che accrescere le responsabilità politiche e morali di quanti tale fenomeno hanno l’obbligo di affrontare con rimedi urgenti e inderogabili”.










