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di Diana Pompetti


Il Centro, 18 agosto 2019

 

Una delegazione incontra detenuti: "Realtà difficile, anche per gli agenti di polizia che sono pochi" Appello per una mamma in cella con la figlia di tre mesi: "Respinte le istanze per i domiciliari". A testimoniare una presenza mai occasionale il ricordo di Marco Pannella che i detenuti nel carcere della sua Teramo li incontrava più volte l'anno per andare, come diceva, "oltre le sbarre". Lo sa bene Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale, che tra le visite programmate nelle carceri italiani durante Ferragosto ha scelto proprio Teramo e che appena uscito da Castrogno dice alla cronista: "Ora andiamo al cimitero a trovare Marco".

I temi restano gli stessi perché nonostante interrogazioni e proposte di legge poco o nulla è cambiato, a cominciare da quel sovraffollamento che fa dell'istituto teramano uno dei più pieni d'Abruzzo e d'Italia con i suoi quasi quattrocento reclusi a fronte di una capacità di circa duecento. "Un sovraffollamento che va ben oltre le percentuali della media nazionale", dice Turco, "in una realtà sicuramente difficile anche per la carenza di agenti della polizia penitenziaria con una presenza molto al di sotto della pianta organica".

A sollevare l'attenzione della delegazione anche la questione legata alla gestione sanitaria, in particolare per quanto riguarda la presenza di malati psichiatrici. Una questione più volte evidenziata in passato dagli stessi sindacati degli agenti di polizia penitenziaria visto che il carcere teramano è l'unica struttura che garantisce una presenza medica di 24 ore su 24 e proprio per questo vede la presenza di un alto numero di detenuti malati psichiatrici che arrivano anche da fuori regioni.

"In questo riteniamo ci siano delle responsabilità a livello dell'azienda sanitaria locale visto che la gestione della sanità in carcere oggi dipende dalla Asl", dice Turco, "abbiamo constatato una massiccia presenza di detenuti malati psichiatrici e quindi difficili da poter gestire anche in considerazione del numero di agenti notevolmente inferiore a quello previsto". E questo in un istituto che pur non avendo reclusi in regime di 41bis ospita vari settori, tra cui l'alta criminalità e la sezione protetti.

E poi c'è la questione legata alle detenute mamme. "C'è una nigeriana in attesa di processo che è in cella con la sua bambina di tre mesi", dice l'avvocato Enrico Miscia dell'Unione Camere Penali con cui il Partito Radicale ha organizzato gli incontri, "le istanze fatte per i domiciliari sono state tutte respinte". Il reparto femminile del carcere di Castrogno ospita detenute che arrivano da ogni angolo della regione, dalle Marche e dal Lazio.

Tre anni fa a Teramo è stata inaugurata una sezione femminile a trattamento avanzato con l'ex caserma vigilatrici che, grazie al mondo del volontariato, è stata recuperata e trasformata: quattro camere da letto per una mamma e un figlio, una sala giochi, una cucina. Tutto quello che serve, anche se vivi in un carcere, per respirare aria di casa.

Ma oggi è chiusa e così per mamme e piccoli c'è solo la cella. Paradossi di un'Italia in cui a leggere le condanne che periodicamente arrivano dalla Corte europea dei diritti dell'uomo appare evidente come poco o nulla sia cambiato sul fronte degli istituti penitenziari sempre più affollati, con sempre meno agenti di polizia penitenziaria e progetti rieducativi ancorati a fondi sempre più inconsistenti.