di Rosalba Emiliozzi
Il Messaggero, 27 dicembre 2024
Tre suicidi, un malore fatale in cinque mesi e tante storie difficili e di malattia. Dietro le sbarre di Castrogno prima di Natale sono arrivati cento detenuti in più, per un totale di 440 reclusi rispetto ai 255 di capienza. E un altro primato: “L’indice di sovraffollamento è del 172,5 per cento”, dice Grifoni, consigliere del partito Radicale. I numeri da anni parlano del carcere di Teramo, un caso nazionale che a volte offusca le storie che lo popolano. “I cento detenuti di Regina Coeli sono stati trasferiti senza essere avvertiti, tra loro ci sono solo 12 italiani - dice Adele Di Rocco del Coordinamento Codice Rosso che con Grifoni ha visitato i detenuti la vigilia di Natale - tutti stavano facendo un percorso che accedere a strutture alternative, che ore devono ricominciare da capo. Molti sono malati, altri con problemi di droga, ho notato un uso eccessivo di psicofarmaci”.
Di Rocco racconta alcune delle tante vicende che si intrecciano nel carcere. “Una detenuta 40enne, che soffre di endometriosi, aveva un appuntamento ad Avezzano per un intervento importante e risolutivo, ma non l’ha potuto fare perché il carcere di Castrogno non l’ha trasportata in ospedale”. Poi c’è la storia di un 60enne con tumore e diabete, arrivato da Regina Coeli: “Mi ha chiesto aiuto - dice Di Rocco - ha ulcere alle gambe, ha bisogno urgente di cure”. E la vicenda di una donna, madre di due figli, che deve scontrare una pena cumulativa per più furti: “Non vede i suoi bambini, che le sono stati tolti, da nove anni perché nessuno le concede un permesso, che è un suo diritto, per un colloquio protetto. È grave”.
Tre detenuti si sono tolti la vita: a gennaio il 37enne macedone Jeton Bislimi, accusato del tentato omicidio della moglie a Capestrano; a marzo il ventenne rom Patrick Guarnieri di Giulianova, finito in carcere per furto; a giugno Giuseppe Santoleri, 74enne giuliese che doveva scontare una condanna definitiva a 18 anni per aver ucciso insieme al figlio Simone la ex moglie Renata Rapposelli, pittrice di Chieti. “Giuseppe Santoleri, che era in attesa di essere trasferito per motivi di salute in una struttura alternativa ad Atessa, non riusciva più ad accettare le lungaggini burocratiche - dice Di Rocco - poi c’è il caso di Patrick Guarnieri, autistico, sordomuto, iperattivo e cleptomane, patologie riconosciute, non doveva essere in carcere, è l’unica caso che vede un’inchiesta aperta, stiamo facendo una battaglia per portare alla luce la verità”. Poi c’è un altro detenuto morto, un 41enne marocchino deceduto per malore (un infarto), ma per gli attivisti sarebbe un suicidio.
Si è aperto uno spiraglio di luce con l’arrivo della nuova direttrice Maria Lucia Avantaggiato. “È molto aperta alle iniziative di riqualificazione, voglio presentare due progetti che consentono ai detenuti di frequentare corsi e avere attestati di lavoro - dice Di Rocco - Più di un detenuto mi ha chiesto di poter lavorare”. Grifoni, nella Pasqua scorsa, aveva sollevato il caso di un detenuto di 23 anni violentato da bambino da un uomo adulto che aveva ritrovato in carcere, e che aveva riconosciuto per le scale di Castrogno, uno choc per lui che aveva poi raccontato tutto al suo piantone, cioè al compagno di cella che si occupava di lui in quanto carcerato con patologie. “Quel ragazzo, ridotto a uno zombie, non è più in carcere, è stato affidato a una struttura protetta”, dice Grifoni.










