iltrafiletto.it, 14 agosto 2026
Quattrocento cinquantasei detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 255 posti, con un indice di sovraffollamento indicato al 183%, ben oltre il 141% registrato a livello nazionale. È la fotografia della Casa circondariale di Castrogno emersa questa mattina nel corso della visita effettuata da una delegazione del Partito Radicale guidata da Ariberto Grifoni, insieme, tra gli altri, a Marilena Rossi, Marialuigia Orfanelli, Adele Di Rocco, Antonella Ballone e Giulio Cesare Sottanelli. Dei 456 detenuti presenti, 405 sono uomini e 51 donne. Sono 75 quelli in attesa di giudizio: 40 imputati ancora in attesa della sentenza di primo grado, 19 appellanti e 16 ricorrenti in Cassazione. Non risultano invece bambini detenuti con le loro madri.
Numeri che restituiscono “una situazione di emergenza” e che diventano ancora più significativi guardando alle condizioni sanitarie della popolazione carceraria. I detenuti tossicodipendenti sono 98, di cui 89 uomini e 9 donne. Ventisei sono in terapia, 24 uomini e 2 donne: 21 con metadone e 5 con Suboxone. Sono poi 163 i detenuti con patologie di tipo psichiatrico, 139 uomini e 24 donne. Dai dati forniti risultano 25 casi riconducibili alla psichiatria maggiore e 138 alla psichiatria minore. “Che cosa ci fanno queste persone in carcere, quando avrebbero bisogno di strutture apposite e di percorsi adeguati alle loro condizioni?”, hanno detto in conferenza.
Tre suicidi dal 31 maggio e 137 casi di autolesionismo - A pesare sono soprattutto i dati legati al disagio all’interno dell’istituto. Tre persone si sono suicidate dal 31 maggio, mentre sono 137 i detenuti che hanno compiuto atti di autolesionismo e 34 i tentati suicidi registrati dall’inizio dell’anno. È stato ricordato anche il Consiglio straordinario dedicato al carcere di Teramo, al quale parteciparono, tra gli altri, Guido Liris e Luciano D’Alfonso. In quella sede era stata prospettata anche la realizzazione di una pensilina per i familiari dei detenuti, costretti in alcuni casi ad attendere all’esterno prima di poter prendere un mezzo. “Voi l’avete mai vista? E stiamo parlando solo di una pensilina”. Adele Di Rocco ha inoltre ripercorso la tragedia di Patrick, che ha perso la vita all’interno di quella “scatola di cemento” che è Castrogno, riportando l’attenzione sulle condizioni in cui si trovano a vivere le persone ristrette.
Lavoro e istruzione per il reinserimento - Sul fronte del lavoro, risultano 168 detenuti impiegati alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria, 156 uomini e 12 donne. Sono inoltre 11 i semiliberi che lavorano alle dipendenze di datori di lavoro esterni, 9 uomini e 2 donne. Non risultano invece detenuti occupati in carcere per conto di imprese e cooperative né semiliberi che lavorano in proprio. Lavoro e istruzione sono due strumenti fondamentali per consentire un reale reinserimento nella società. Ma, è stato sottolineato, in condizioni di sovraffollamento come quelle attuali diventa difficile dare piena attuazione alla funzione rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione. “La Costituzione è stata tradita”.
Sul versante della formazione, a Castrogno risultano 16 corsi professionalizzanti, 3 corsi scolastici e 8 corsi universitari, mentre 5 corsi sono frequentati da detenute. Proprio sul tema dell’istruzione e della formazione la Camera di Commercio intende riaprire il confronto per arrivare alla costruzione di un progetto pilota, coinvolgendo stakeholder come Confindustria e Coldiretti, chiamati a fare da raccordo con il mondo delle imprese e a creare opportunità concrete in vista del reinserimento lavorativo.
Stanze dell’amore, a Castrogno disponibili solo per le donne - Tra i temi affrontati anche quello del diritto all’affettività e delle cosiddette “stanze dell’amore”, dopo la pronuncia della Corte costituzionale che ha aperto alla possibilità di incontri intimi con il partner durante la detenzione. A Castrogno gli spazi risultano predisposti nella sola sezione femminile. Nella sezione maschile non esiste nessuna stanza. Il diritto all’affettività, è stato ribadito, deve essere garantito anche agli uomini e non può dipendere dalla sezione nella quale il detenuto si trova ristretto.









