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di Francesco Marcozzi

Il Messaggero, 17 luglio 2024

Giuseppe Santoleri si è suicidato in cella a Teramo a 74 anni. Vive nel carcere di Frosinone il dramma del suicidio del padre ed affida ad una lettera al nostro giornale le sue considerazioni e le sue pene che potrebbero portarlo a compiere un identico gesto. Scrive dal carcere Simone Santoleri, 47 anni, parlando soprattutto del padre Giuseppe che si è tolto la vita a 74 anni il 15 giugno scorso nel carcere di Castrogno, a Teramo, dove stava scontando 18 anni, in concorso con il figlio Simone, per l’omicidio della pittrice Renata Rapposelli, sua ex moglie e madre di Simone.

Denuncia Simone: “Mio padre si è tolto la vita quando gli hanno comunicato che la Camera di consiglio, che doveva decidere il suo trasferimento in una clinica, era stata rinviata per la terza volta. Avrebbe dovuto attendere il 18 luglio ed è morto per i ritardi della burocrazia. Non ce l’ha fatta a resistere ancora lì dentro”.

“Era mio padre - aggiunge - anche se mi ha fatto condannare a 27 anni di carcere. Sapevo che avrebbe potuto “cedere” e così è stato. Ho scritto, denunciato, esposto e avvisato in tutti questi sei anni e mezzo di carcere che mio padre non stava bene, e non poteva restare in carcere. So che, dopo una visita di cinque minuti, davanti a uno psicologo e a uno psichiatra è stato dichiarato idoneo con il regime carcerario. Hanno cancellato anni e anni di disagi psichici, ricoveri in strutture sanitarie psichiatriche in soli cinque minuti.

Ripeto, era sempre mio padre e gli avevo scritto chiedendogli di ritrattare e di farmi uscire da questo incubo in cui lui stesso mi aveva cacciato. Ho perso mio padre senza potergli dire, nonostante tutto, che gli volevo un mondo di bene, era l’unico rimasto di una famiglia disintegrata”. Poi c’è una parte della lettera in cui racconta di essersi commosso “quando in televisione ho visto la Tirreno - Adriatico che ha fatto tappa a Giulianova e ho pianto come un bambino perché ho rivisto molti luoghi belli della mia città”.

Fa capire che il suicidio del padre lo ha profondamente segnato. “Sono davvero distrutto - scrive - la psicologa, l’educatrice, tutti cercano di tirarmi su il morale e mi invitano a non commettere sciocchezze, ma adesso è più dura di prima e non so se ce la farò a resistere. Avevo mio padre come punto di riferimento e nutrivo la speranza, molto debole per la verità, che un giorno ci saremmo potuti incontrare, ma il suo suicidio mi ha privato anche di questo.

Restiamo nell’immagine collettiva dell’opinione pubblica come i “mostri”, invece abbiamo tanto sofferto e quando avevamo bisogno di aiuto tutti ci hanno voltato le spalle a cominciare dalle nostre stesse famiglie, i Santoleri e i Rapposelli”.

Poi conclude con un desiderio, che ha un risvolto drammatico e che è anche una volontà. “Spero, qualora dovessi cedere, che la mia salma venga seppellita nel cimitero di Giulianova contrariamente a quanto accaduto per mio padre. Lo scriverò a chi di dovere e spero fermamente che almeno questo mio ultimo desiderio possa essere esaudito”. Da segnalare che la lettera scritta il 24 giugno dal carcere di Frosinone è arrivata a destinazione solo ieri.