di Francesco Marcozzi
Il Messaggero, 13 settembre 2024
Adele Di Rocco, coordinatrice di “Codice rosso”, è pronta a presentare, con la famiglia del ragazzo, una denuncia in procura, a Teramo, frutto del lavoro di quattro avvocati, Taormina, Di Nanna, Di Marcello e Trisciuoglio. “Noi - dice - siamo convinti che non si sia suicidato come frettolosamente si è voluto chiudere il caso. Non avanziamo nessuna ipotesi, vogliamo sapere cosa sia accaduto in quanto risulta che il ragazzo è stato trovato con l’ottava costola rotta, con qualche ematoma e poi ci devono spiegare come mai a un detenuto in isolamento, come si fa solitamente, non sono stati tolti i lacci delle scarpe. Con la nostra protesta abbiamo contribuito a far rimuovere la direttrice di Castrogno.
Suicidi in quel carcere ce ne sono stati come quello di Giuseppe Santoleri, che stava per essere trasferito in una struttura speciale ad Atessa e che per un ritardo di ordine burocratico è rimasto ancora a Castrogno, dove non ce la faceva più a stare e si è ucciso”. E Patrik aveva delle patologie. “Certamente - aggiunge Di Rocco - Patrik era un ragazzo di vent’anni autistico e non doveva stare in carcere, eppure lo hanno messo lì dentro e lì è morto.
Vogliamo conoscere la verità e speriamo che la procura voglia fare piena luce, definitiva, sulla vicenda che vede interessati numerosi esponenti politici anche a livello nazionale e altresì l’assessore regionale Santangelo con il quale abbiamo avuto un colloquio molto proficuo”. Patrick Guarnieri, 20 anni, era di Giulianova e venne trovato morto alle 5.45 del mattino del 15 marzo, soffocato dal lenzuolo appeso alle inferriate della finestra della sua cella.










