di Diana Pompetti
Il Centro, 18 giugno 2024
Lo aveva detto agli altri detenuti che avevano cercato di confortarlo dopo il nuovo rinvio dell’udienza al tribunale di sorveglianza: “Così non posso più andare avanti”. Ora che la cronaca di un altro suicidio nel carcere di Castrogno sposta il pendolo sui tempi lunghi dei procedimenti giudiziari, le ultime parole di Giuseppe Santoleri prima di soffocarsi con una corda raccontano una tragedia annunciata. Con il nome del 74enne pensionato giuliese in carcere per scontare una condanna definitiva a 18 anni per aver ucciso insieme al figlio Simone la ex moglie Renata Rapposelli, pittrice di Chieti, che diventa il 44° dell’elenco dei detenuti che in Italia dall’inizio dell’anno si sono tolti la vita. Numeri che fanno mobilitare anche il Consiglio d’Europa che nella seduta di venerdì ha espresso grande preoccupazione chiedendo al Governo l’adozione di misure urgenti.
Tragedie diverse che diventano il volto più drammatico di carceri sovraffollate con agenti di polizia costretti a fare i conti con personale sempre più esiguo. E con differenze a segnare la realtà. Come nel caso di Giuseppe Santoleri, malato da tempo: per lui niente autopsia, il pm di turno ha già dato il nulla osta per la sepoltura, ma fino a ieri nessuno si è presentato in obitorio per i funerali.
Dopo l’ultimo suicidio a Castrogno, il terzo in sei mesi, il sindaco Gianguido D’Alberto, che in passato ha più volte chiesto l’intervento del ministro della giustizia Carlo Nordio, dice: “Non è più il tempo degli appelli. Quello che succede nel carcere di Castrogno, dove da anni esiste una situazione di emergenza, non può che essere addebitato al silenzio e all’inerzia del Governo”. Il deputato di Azione Cesare Sottanelli, che ricorda di aver già presentato un’interrogazione a Nordio sulla situazione a Castrogno rimasta senza risposta e un esposto in Procura, annuncia un question-time per sollecitare interventi immediati da parte del Governo. E la federazione provinciale del Partito Socialista di Teramo lancia la proposta per la nascita di un comitato permanente “Carcere e Territorio” da istituire in Comune o in Provincia.
Per l’associazione Antigone che si batte per i diritti dei detenuti: “Quella dei suicidi in carcere è un’emergenza nazionale. Ariano Irpino, Biella, Sassari, Teramo sono le quattro carceri dove tra venerdì e sabato, in 24 ore, si sono suicidate le ultime quattro persone detenute. Ultime delle, finora, 44 che si sono tolte la vita in un istituto di pena nei primi 5 mesi e mezzo del 2024, una ogni quasi tre giorni. Un numero che se continuasse a crescere a questo ritmo supererebbe il dato del 2022 con 85 suicidi”. L’associazione chiede a Governo e Parlamento di affrontare l’emergenza anche a fronte di una situazione di sovraffollamento “sempre più grave, con oltre 14.000 persone detenute senza un posto regolamentare, condizioni di vita sempre più difficili per i reclusi e di lavoro faticosissime per gli operatori penitenziari”. Per Antigone “serve intervenire con provvedimenti che portino a una riduzione del peso sulle carceri attraverso la concessione di misure alternative; serve liberalizzare le telefonate dotando le celle di telefoni laddove (ed è la maggioranza dei casi) non sussistano problemi di sicurezza rispetto ai contatti con l’esterno; serve assumere personale; serve ridurre il peso dell’isolamento; serve che si modernizzi la pena carceraria; serve che la vita in carcere sia piena di iniziative, senza ostacoli o burocrazie; serve che non vi sia mai violenza”.










