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di Nicoletta Gigli

Il Messaggero, 5 maggio 2025

Il compagno di cella dorme, lui mette in atto il proposito di chiudere con la vita impiccandosi con un lenzuolo. Sulla tragedia costata la vita a un romano di 55 anni, da una vita residente a Terni, in carcere a Sabbione da un paio di settimane dopo l’aggravamento del divieto di avvicinamento a sua madre, sta indagando il pm, Giorgio Panucci. A dare l’allarme, nel pomeriggio del primo maggio, il compagno di cella della sezione destinata all’accoglienza del penitenziario ma per il 55enne purtroppo non c’era più nulla da fare.

Dopo la tragedia il pm Panucci, che si è recato in carcere per i primi accertamenti andati avanti fino a notte inoltrata, ha aperto un fascicolo per ricostruire nei dettagli la dinamica dell’accaduto. Sono stati sentiti sia il compagno di cella, che ha chiamato i soccorsi, che i poliziotti che erano al lavoro nelle ore in cui si è consumata la tragedia.

I primi accertamenti indirizzano le indagini sul suicidio. Decisiva per fugare ogni dubbio l’autopsia sulla salma del detenuto, che sarà disposta nelle prossime ore. La morte del 55enne, stando alle indagini, non sarebbe stata preceduta da segnali di malessere. Aveva varcato la soglia del carcere un paio di settimane fa dopo che l’uomo, violando il divieto di avvicinamento a sua madre nell’ambito del procedimento penale per maltrattamenti in famiglia, si era visto aggravare la misura cautelare. In attesa che siano chiariti i contorni dell’ennesima morte dietro le sbarre di un carcere al collasso c’è profondo dolore. C’è la convinzione che non sia più il possibile restare a guardare.

“Con l’ennesimo suicidio di un detenuto nel carcere di Terni si ha la conferma della sconfitta della civiltà giuridica del sistema carcerario italiano - dice Giuseppe Caforio, garante dei detenuti dell’Umbria. Questa ennesima morte è sulla coscienza di tutti e le istituzioni hanno l’obbligo prima morale e poi giuridico di dare immediate risposte”.

Dopo la tragedia la presidente della Regione, Stefania Proietti si è sentita col direttore del carcere, Luca Sardella, cui ha espresso “il cordoglio per l’ennesima dolorosa perdita di una vita e la vicinanza e la solidarietà al personale dell’istituto, che è sempre più provato dall’insostenibilità della situazione. Di fronte all’ennesima tragedia avvenuta in un carcere - aggiunge Stefania Proietti - tutti abbiamo il dovere di fare qualcosa, non è più possibile far finta di niente. La Regione vuole fare, e sta facendo, la sua parte chiedendo risposte al Governo”.

Pochi giorni fa, ancora una volta, la presidente Proietti ha scritto al ministro della Giustizia, Carlo Nordio. per sollecitare la risoluzione delle questioni che riguardano le quattro strutture regionali. E l’ha invitato a visitare le carceri umbre per rendersi conto dal vivo delle problematiche che attanagliano l’Umbria più di ogni altra regione italiana. La presidente dell’assemblea legislativa, Sarah Bistocchi afferma che “la notizia dell’ennesimo suicidio di un detenuto in carcere, a Terni, ci fa toccare con mano le difficoltà di un sistema penitenziario lontano dallo scopo previsto inizialmente dalla Costituzione, quello di una rieducazione capace di andare oltre lo stigma e di fornire ai detenuti gli strumenti per ripartire”.