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di Marta Rosati

umbria24.it, 10 ottobre 2024

L’ergastolano 50enne chiede la tutela dei propri diritti umani, in passato è stato autore di atti di autolesionismo e ha tentato il suicidio. Da una settimana rifiuterebbe cibo e bevande, l’ergastolano 50enne, detenuto al 41-bis del carcere di Terni, condannato per associazione mafiosa, omicidio e altri reati in materia di armi. Nel penitenziario di Sabbione dal 2015, il soggetto in questione proviene da altre strutture carcerarie nelle quali si è reso protagonista di atti di autolesionismo, fino a un vero e proprio tentativo di suicidio. La sua, come hanno avuto modo di apprendere i suoi legali di fiducia, gli avvocati Rita Petricca e Teresa Lucio del Foro di Terni, è “una forma di protesta contro alcune condizioni di reclusione in regime di carcere duro ritenute lesive dei propri diritti umani”.

“Acqua fredda, impossibilità di lavorare oltre una mezz’ora al mese, doccia negata al termine del lavoro svolto e assenza di porta per consentire la fruizione riservata del bagno” sarebbero alcune delle ragioni alla base della protesta. Posta la rigidità del regime carcerario del caso, il detenuto in questione (e non è l’unico dei circa 25 presenti nella sezione ternana del 41-bis), attraverso i propri legali, denuncia “inadempimenti da parte della direzione penitenziaria che costituirebbero condotte illecite contrarie ai principi stabiliti dall’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.

Contestualmente allo sciopero della fame e della sete in atto da parte dell’ergastolano recluso a Terni, emerge che sovente i detenuti, avanzando anche richiesta del rimedio risarcitorio ai sensi della legge 354/1975, presentino reclami al magistrato di sorveglianza. Tuttavia, si verificherebbero situazioni di inottemperanza da parte dell’istituto penitenziario, nonostante le ordinanze dell’autorità di vigilanza. Numerose in questo senso sarebbero di conseguenza le istanze di ottemperanza.

Sottoposti al particolare regime detentivo, perché condannati per gravi reati di criminalità organizzata, i detenuti in questione chiedono, almeno per quanto attiene l’applicazione della porta del bagno, il diritto alla dignità e alla riservatezza. Dai vertici dell’istituto ternano, sollecitati da Umbria24, non una parola. Il penitenziario di Sabbione è stato peraltro recentemente messo sotto la lente dalla politica nazionale per gli annosi problemi di carenza organico e sovraffollamento (che di certo non coinvolge il 41-bis).

Giovedì il governo risponderà a un’interrogazione del senatore umbro Walter Verini (Pd), che più volte ha fatto visita alla casa circondariale di Sabbione e sollecitato il ministero della Giustizia verso provvedimenti risolutivi. Le problematiche che si riscontrerebbero alla sezione del carcere duro di Terni non risulta che siano state sin qui oggetto di verifica da parte dei parlamentari intervenuti. Ma lo sciopero della fame e della sete da parte di un soggetto che ha già tentato di togliersi la vita in altro istituto, e in un anno segnato da numerosi suicidi in carcere, è probabilmente un caso destinato a far discutere.