La Nazione, 2 ottobre 2025
Il giudice di sorveglianza annulla il diniego della direzione carceraria. Detenuto nel carcere di Sabbione autorizzato dal giudice ai colloqui intimi con la moglie, che erano stati negati dalla direzione del penitenziario per il fatto che la famiglia della consorte sia legata alla criminalità organizzata. Il recluso si era visto negare dalla direzione dell’istituto la possibilità di svolgere colloqui intimi con la moglie nella “stanza dell’affettività” istituita ad aprile. Ha però fatto reclamo all’Ufficio di sorveglianza che ha accolto la sua istanza concedendo i colloqui richiesti in base alla sentenza 10 del 2024 della Corte costituzionale.
Il rifiuto del carcere era stato motivato anche perché il detenuto campano ristretto nella sezione alta sicurezza 3, nel 2023 era stato trovato in possesso di un telefono cellulare. E la moglie è risultata figlia di un uomo “inequivocabilmente inserito in vicende di criminalità organizzata, anche insieme al genero”. Incontri che, senza il controllo “visivo e auditivo”, per la direzione della casa circondariale avrebbero potuto rappresentare un elemento di criticità.
Contro quella decisione, assistito dall’avvocato Francesco Mattiangeli, il detenuto ha presentato reclamo all’Ufficio di sorveglianza di Spoleto e il magistrato Fabio Gianfilippi lo ha accolto. Oltre a rimarcare la buona condotta del detenuto nei mesi successivi al ritrovamento del telefono, nei quali aveva anche conseguito il diploma di maturità, nella sua ordinanza il magistrato sottolinea come lo stesso intrattenga già colloqui con la moglie, controllati a vista dal personale del carcere. “Se una comunicazione illecita dovesse essere trasmessa all’esterno tramite il familiare - si legge nell’atto - ciò potrebbe accadere già con i colloqui ordinari”.











