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di Nicoletta Gigli

Il Messaggero, 6 maggio 2025

Una giornata di digiuno dietro le sbarre del carcere dedicata a Papa Francesco e alla pace nel mondo. L’iniziativa si svolgerà giovedì e coinvolgerà diversi detenuti dell’area media sicurezza della struttura detentiva di Sabbione. Dal penitenziario ternano, da tempo alla ribalta della cronaca per aggressioni, violenza e purtroppo per suicidi e atti di autolesionismo, parte l’idea del digiuno in memoria del Papa, da sempre accanto a chi sta scontando una pena dietro le sbarre. “Alcuni detenuti mi hanno chiesto di farmi portavoce di questa loro volontà perché loro non possono parlare al mondo fuori” dice il regista ternano Folco Napolini, l’unico professionista del teatro impegnato nel volontariato in carcere.

A settembre ha riunito venticinque detenuti con i quali sta preparando lo spettacolo teatrale che andrà in scena a giugno. Durante le prove alcuni “attori” hanno avuto l’idea di organizzare la giornata di digiuno in memoria di Papa Francesco. Hanno raccolto decine di firme per trasformare l’idea in realtà. L’iniziativa ha avuto l’ok del direttore, Luca Sardella e della comandante della penitenziaria, Vanda Falconi e i promotori sperano nell’adesione di tanti altri detenuti nelle carceri italiane.

“Il loro appello è rivolto ai detenuti dei penitenziari di tutta Italia - dice Folco Napolini. Da Sabbione lanciano l’invito ad unirsi nel digiuno di giovedì per dare simbolicamente un contributo alla pace nel mondo e onorare la memoria del Papa. La gran parte di loro, grazie a frate Mimmo, il cappellano del carcere, va a messa e sente molto la religione. I detenuti della media sicurezza si augurano che saranno tante le persone ristrette in carcere, da nord a sud, ad aderire ad una iniziativa a cui tengono molto”.

Folco Napolini racconta con entusiasmo del progetto teatrale che impegna i detenuti per due volte a settimana. È nata la compagnia “Noi non siamo questi” a sottolineare che, anche chi ha sbagliato e sta pagando il conto con la giustizia, ha il diritto di avere un’altra possibilità. “Lo spettacolo che stiamo preparando si intitola Lo specchio e per loro sarà un modo per raccontarsi a se stessi e agli altri. Durante le prove - dice Napolini - c’è una grande armonia anche con alcuni detenuti considerati fuori di testa o deviati. Con loro inevitabilmente stiamo riflettendo su quello che avviene dentro il carcere, sul sovraffollamento, sulle morti. La certezza è che per loro, sentirsi accolti e valorizzati, significa avere un’altra opportunità per gestire anche le giornate no”.

Il significato del percorso di teatro pedagogico iniziato a settembre in una lettera scritta dagli stessi detenuti: “Il nostro regista ci ha lasciato esprimere senza impedimenti quello che siamo e che viviamo. Ha sacrificato molti dei nostri incontri per creare quell’alchimia alla base di qualsiasi progetto si debba seguire. In questi incontri - scrivono gli i detenuti che studiano da attori - si è creata una grande carica emotiva con momenti commoventi che hanno toccato le corde più profonde del nostro intimo e momenti di confronto che hanno fatto sfogare la nostra compressione per quanto viviamo e come lo viviamo”.