di Nicoletta Gigli
Il Messaggero, 29 luglio 2024
Una sessantina di detenuti di una sezione della media sicurezza da ore non rientrano nelle celle. La protesta degli ospiti della sezione L della media sicurezza, italiani e stranieri, è esplosa contro il sovraffollamento del penitenziario ternano, dove ci sono 150 detenuti in più rispetto alla capienza prevista. La decisione di non rientrare nelle celle è legata anche alle temperature da record che rendono complicata la quotidianità dei detenuti, che possono contare solo sui ventilatori donati dalle associazioni di volontariato che operano in carcere. La situazione viene tenuta sotto stretto controllo e la speranza è che la protesta non degeneri.
“Ci auguriamo che non si faccia male nessuno - dice Fabrizio Bonino, segretario per l’Umbria del Sappe che sta seguendo l’evolversi della protesta. Si cercherà di sciogliere questa rimostranza e speriamo che durante le operazioni per convincere i detenuti a rientrare nelle celle non ci siano conseguenze per nessuno. La certezza è che sabato sera, quando una sessantina di reclusi della media sicurezza hanno iniziano a protestare rifiutandosi di rientrare in cella per la situazione inumana che stanno vivendo, nell’istituto ternano c’erano solo nove poliziotti della penitenziaria al lavoro”.
La comandante della polizia penitenziaria, Vanda Falconi, ha informato tutti gli organi preposti alla sicurezza e da ieri mattina sia i carabinieri che la polizia presidiano la zona antistante il penitenziario di Sabbione per monitorare la situazione. “Per ora - dice Fabrizio Bonino - dicono che la manifestazione è pacifica ed interessa solo quella sezione. Il problema può essere l’effetto emulazione delle altre sezioni. Il personale in servizio è pochissimo purtroppo, intervenire è impossibile. Al momento a Sabbione ci sono 570 detenuti, un numero da record”.
Il segretario del Sappe, preoccupato per l’evolversi della situazione, si augura che intervenga un gruppo di intervento regionale che riporti in condizioni di sicurezza la sezione L e l’intero istituto e torna a denunciare la situazione degli organici del corpo in Umbria e a Terni: “Per una discutibile decisione dell’attuale provveditore in missione, non è stato dato corso ai provvedimenti dell’Emilia Romagna del personale che non è arrivato nelle carceri umbre mentre i colleghi che dall’Umbria avevano il diritto ai trasferimenti sono partiti tutti. Intanto oggi ancora una volta viene messo in discussione lo Stato, gli uomini e le donne della polizia penitenziaria ancora una volta hanno dimostrato grande coraggio e senso di appartenenza e abnegazione nel fronteggiare una situazione esplosiva”.










