di Massimo Solani
rainews.it, 5 maggio 2025
Dietro l’ennesimo gesto estremo, avvenuto nel penitenziario di Terni, c’è la grande questione del disagio psichiatrico dei detenuti in Italia. Massimiliano si è impiccato in una cella del carcere di Terni il primo maggio, senza che nessuno si accorgesse di lui. E, senza che nessuno si accorgesse di lui, aveva praticamente vissuto gli ultimi mesi della sua vita. Dal novembre scorso, da quando cioè il tribunale lo aveva allontanato dalla casa popolare che divideva con l’anziana madre perché accusato di maltrattamenti in famiglia.
In cura da tempo al servizio per le tossicodipendenze e al centro di salute mentale di Terni, il cinquantacinquenne (a cui qualche settimana più tardi era stata applicata anche la misura del braccialetto elettronico) era rimasto così senza un posto dove vivere stabilmente, al punto che a più riprese il tribunale di Terni aveva chiesto ai servizi socio sanitari di trovargli una collocazione abitativa idonea anche in una struttura residenziale fuori provincia o fuori regione. Raccomandazioni che erano rimaste però lettera morta e a nulla erano servite anche le richiesta di aiuto che Massimiliano aveva rivolto all’assessorato al Welfare del Comune di Terni, che non disponendo di strutture adatte aveva reiterato la richiesta al servizio per le tossicodipendenze, al centro di salute mentale e alla Usl Umbria 2.
L’ultima volta il 15 aprile, giorno successivo all’ultima visita di Massimiliano a Palazzo Spada. Solo che Massimiliano nel frattempo era stato arrestato ed era finito a Sabbione per aver violato il divieto di avvicinamento alla madre. Due settimane in una cella del reparto di accoglienza, poi la decisione di farla finita. Un dramma che, come denunciato anche dai sindacati della polizia penitenziaria, dimostra ancora una volta “come la questione del disagio psichico e del rischio suicidi all’interno degli istituti penitenziari rappresenti una vera emergenza”.
A cui, come denunciato anche dalla presidente della Regione Stefania Proietti, l’assistenza sanitaria, soprattutto quella relativa alla salute mentale dei detenuti, non è in grado di fornire adeguate fra sovraffollamento e carenza di risorse.











