di Fabio Toni
umbriaon.it, 30 ottobre 2025
Il gup Chiara Mastracchio ha disposto il processo per i medici della Usl Umbria 2 indagati, operativi presso il carcere di Sabbione. Il gup di Terni, Chiara Mastracchio, ha disposto mercoledì pomeriggio il processo per cinque medici della Usl Umbria 2, operativi nel tempo presso il carcere di Terni, per le ipotesi di reato di ‘lesioni personali’ e ‘omissione di atti d’ufficio’ in relazione a quanto denunciato da un detenuto 38enne campano e sostenuto, nel corso dell’udienza preliminare, dalla procura di Terni.
Secondo la ricostruzione dell’accusa - titolare del fascicolo è il pm Elena Neri mentre in aula i rinvii a giudizio sono stati chiesti dal collega Giorgio Panucci - i cinque professionisti, difesi dagli avvocati Folco Trabalza, Marco Geremia, Giuseppe Sforza, Aniello Iozzino, Claudio Esibizione e Natalie Mostarda, non si sarebbero attivati per consentire visite e quindi diagnosi adeguate al detenuto, al quale era stato poi diagnosticato un tumore.
In particolare, il 14 giugno del 2018 per il 38enne campano era stata chiesta una consulenza specialistica dermatologia per la presenza di un neo ‘sospetto’, un possibile melanoma, fra la regione lombare e quella dorsale. Nonostante le visite successive da parte del personale medico, per gli inquirenti non si era giunti ad una corretta diagnosi né all’attivazione delle procedure che avrebbero consentito un approfondimento medico tale da rivelare la patologia: il neo era effettivamente un melanoma e solo nell’ottobre del 2020 si era proceduto all’asportazione. Nel frattempo la patologia si era sviluppata in “numerose metastasi cerebrali”.
Il detenuto e i suoi familiari sono parti civili attraverso gli avvocati Francesco Mattiangeli, Fabio Ottaviani e Ilario Taddei. La prima udienza del processo si terrà il prossimo 3 marzo di fronte al tribunale di Terni in composizione collegiale. I medici imputati, attraverso i propri legali, si dicono assolutamente convinti di poter dimostrare la propria totale estraneità alle contestazni mosse. Di contro il legale del 38enne campano, l’avvocato Mattiangeli, giudica il rinvio a giudizio “un primo importante passo verso l’accertamento della verità”.











