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Buone Notizie - Corriere della Sera, 5 luglio 2026

Lettera al Senato dal Forum nazionale del Terzo settore per chiedere di eliminare il mondo non profit dalle disposizioni contenute nel cosiddetto Ddl Lobby: “Il Terzo settore - scrive il portavoce Giancarlo Moretti - non fa lobbismo”. Il Terzo settore non fabbrica aerei da guerra, non costruisce né gestisce autostrade, non vende servizi né palazzi alla Pubblica amministrazione per il proprio tornaconto: il Terzo settore fa cose che servono al bene comune e quindi nei suoi rapporti con gli enti pubblici, q qualsiasi livello, “non può essere trattato come una realtà profit”. Meno che mai il Terzo settore pratica attività di lobbismo. Peccato che il cosiddetto “Ddl Lobby”, varato dal governo per regolamentare appunto tali attività, tra i destinatari delle nuove norme in arrivo ce lo mette eccome, il Terzo settore. E per questo il Forum nazionale del Terzo settore medesimo ha inviato una memoria al Senato per chiedere con forza di eliminare il Terzo settore dai destinatari delle disposizioni contenute nel Ddl citato.

Specie perché il Terzo settore, al contrario, con la Pubblica amministrazione ci deve collaborare eccome proprio in forza di quella prassi che altre leggi non solo non vietano ma anzi incentivano, e che si chiama coprogettazione: e ciò vuol dire che se io rappresento una associazione o una cooperativa che si occupano di disabilità e vado a parlare con un assessore, magari con altre associazioni simili alla mia, per proporre progetti su tale materia, non stiamo facendo lobbismo a nostro favore bensì mettendo in pratica una prassi virtuosa. 

“Il testo del Ddl Lobby traduce l’obiettivo senz’altro positivo - spiega Giancarlo Moretti, portavoce del Forum - di rendere più trasparenti i rapporti tra le istituzioni e i rappresentanti di interessi, ma dimentica che il Terzo settore non fa lobbismo”. E prosegue: “Non si può mettere sullo stesso piano chi persegue interessi privati, per quanto legittimi, e chi svolge finalità di interesse generale, come appunto il Terzo settore. Lo stesso Codice del Terzo Settore inoltre, individua nella collaborazione tra pubbliche amministrazioni ed Ets (Enti di Terzo Settore) la modalità con la quale co-costruire le politiche pubbliche, per garantire risposte più efficaci ai bisogni delle persone e dei territori: la cosiddetta “amministrazione condivisa” sancita anche in una sentenza della Corte Costituzionale. In questo senso, il Ddl Lobby appare in contrasto con questi principi e con il riconoscimento delle finalità pubbliche e delle funzioni sociali del Terzo settore”.

 “Peraltro, se il testo venisse approvato - sottolinea ancora Moretti - anche le piccole realtà, le associazioni, il volontariato, nel dialogare e collaborare con le istituzioni locali, dovrebbero adempiere a una serie di pesanti obblighi burocratici, che si aggiungerebbero ai già tanti che gravano sul Terzo settore. Si rischia così di ostacolare e scoraggiare significativamente le attività sui territori, oltre che la partecipazione alla ‘cosa pubblica’ della società civile organizzata”.

“Dopo il primo via libera già avvenuto alla Camera - conclude il portavoce del Forum Terzo Settore - il Senato ha stabilito che il Ddl verrà approvato in Commissione Affari costituzionali in sede redigente, dunque senza la discussione in Aula. Non possiamo che ribadire la nostra contrarietà ad un testo così formulato e auspichiamo che il Parlamento possa ponderare approfonditamente i suoi effetti negativi e contraddittori”.