di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 29 ottobre 2024
Il 29 ottobre 1994 per la prima volta l’associazionismo scese in piazza. Pallucchi: “Molti progressi. Ma ora le buone pratiche devono diventare politica”. Vanessa Pallucchi scorre le immagini di quel 29 ottobre 1994. “Il debutto del sociale che finalmente rappresentava se stesso - dice - come una realtà d’insieme”. E oggi è lei a essere portavoce nazionale dell’organismo chiamato Forum del terzo settore, le cui fondamenta vennero gettate con il corteo di allora. Se prima era un mondo sociale che andava in ordine sparso adesso l’Italia può dire, altro esempio, di avere appena finito di ospitare - e proprio nell’Umbria in cui Vanessa Pallucchi è nata - il primo G7 al mondo sul tema della disabilità. “Ulteriore conferma che come Paese siamo avanti anche facendo qualche confronto: gli Stati Uniti avevano inviato come delegata una donna non vedente, che però ha parlato quasi esclusivamente di sicurezza militare. A livello globale c’è ancora molto lavoro da fare”.
In avanti o indietro?
“Per certi versi sicuramente in avanti. Sul sociale l’Italia è meglio di tanti altri posti, in Francia e in buona parte d’Europa ci sono ancora le classi differenziali. Mentre qui abbiamo per esempio una riforma del Terzo settore che significa comunque il suo riconoscimento pieno”.
E dove siamo peggiorati?
“Basta guardare i numeri. In Europa trent’anni fa c’erano 20 milioni di disoccupati e 50 milioni di poveri, oggi i disoccupati sono scesi a 13 milioni eppure i poveri sono raddoppiati: 96 milioni secondo l’ultimo rapporto Caritas. Quindi la domanda è: come abbiamo fatto a crearli?”.
E in Italia?
“Se ripartiamo dal corteo di trent’anni fa direi che è stato l’inizio di due fenomeni incrociati. Da una parte l’emersione di un pezzo di società che rivendicava la solidarietà non come una benevola concessione ma come un diritto. E dall’altra, ripeto, la nascita di quella che penso sia giusto definire consapevolezza politica, la coscienza di essere una forza che se rappresentata in modo unitario poteva realizzare un impatto - per usare un termine divenuto oggi normale, e non era scontato - più efficace e presente”.
Appunto: oggi cosa vede?
“Vedo che esiste il Forum e che la riforma del Terzo settore è stata un importante atto politico. E dico che al di là delle fatiche, delle difficoltà anche burocratiche legate alla sua messa in pratica, è necessario continuare a impegnarsi tutti al massimo affinché la riforma sia fatta funzionare”.
La sfida più importante?
“La sfida del Terzo settore italiano coincide con la valorizzazione della sua stessa forza principale che è duplice, cioè la quantità - perché le realtà del non profit in Italia sono un numero enorme - e la varietà abbinata alla diffusione sul territorio: il punto sta proprio nel pensarci come un insieme, perché essere molti e diversi è una forza solo se si è uniti. Sennò è il contrario”.
Le altre sfide?
“In trent’anni la società è diventata più complessa e richiede risposte più complesse. Per questo è diventato necessario insistere sull’importanza dell’amministrazione condivisa, non come opzione ma come necessità. La popolazione è invecchiata eppure le politiche pubbliche sono diminuite e la sanità tagliata, la gente lavora ma ha stipendi con cui non vive, la questione ambientale e climatica è diventata più centrale oggi che non trent’anni fa, ma anche più connessa alla necessità di interventi sociali che rendano la transizione sostenibile per tutti. Insomma la cornice della solidarietà, che resta la parola chiave di tutto, si è allargata. Oggi c’è il tema di assicurare i cittadini contro le catastrofi ambientali, a cui trent’anni fa non avremmo pensato. Eppure se c’è stata una politica sbagliata le cui conseguenze ricadono sulle persone chi è che deve farsene carico?”.
L’eredità di quella manifestazione, oltre al Forum?
“Quel corteo e il suo titolo erano stati in qualche modo profetici. Da un lato perché i rischi allora paventati sono diventati fenomeni sociali. Dall’altro perché il concetto per cui la solidarietà non è un lusso ma un diritto-dovere coincide con quel che oggi dicono anche gli economisti”.
Come alle ultime Giornate di Bertinoro...
“Appunto. Le buone pratiche non bastano più, devono diventare sistema. Cioè politica. Quella vera”.











