sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Valentina Abate

Vogue, 30 dicembre 2025

Viaggio alla scoperta delle sartorie socialmente impegnate. Il loro obiettivo? Una moda che favorisca la circolarità, ma anche il reinserimento e l’inclusione delle persone nelle comunità. “Siamo un’impresa sociale che promuove bellezza, inclusione e sostenibilità attraverso una moda etica, circolare e Made in Italy”, esordisce Anna Fiscale, che ha co-fondato Quid nel 2013 con collezioni lavorate tra la Casa Circondariale di Montorio, nel Veronese, e un laboratorio interno dove persone con fragilità potessero lavorare con tessuti deadstock. Negli anni, il progetto ha scelto di concentrarsi su merchandising e capsule ad alto impatto sociale e, nel 2023, a festeggiare i 10 anni dalla fondazione, c’erano oltre 150 dipendenti di 23 nazionalità diverse.

“Il nostro obiettivo è dare vita, entro il 2030, al primo distretto nazionale del Made in Italy sostenibile, mettendo in rete sartorie sociali affinché lavorino come un unico laboratorio diffuso sul territorio italiano e creino nuove opportunità di lavoro e formazione, dignità e futuro per oltre mille persone fragili”, racconta.

Lo scorso settembre, questo sistema di rete si è aggiudicato il Premio Innovazione Sociale assegnato da Cassa Depositi e Prestiti in collaborazione con Intesa Sanpaolo per il Sociale. Il secondo posto è toccato a Made in Carcere, realtà che si occupa del reinserimento delle detenute in società che danno al contempo una seconda vita ai tessuti. Nato nel 2007 a Lecce per mano di Luciana Delle Donne, fondatrice di Officina Creativa, cooperativa sociale senza scopo di lucro, il marchio Made in Carcere conta a oggi sei laboratori nei penitenziari di Puglia e Basilicata e supporta circa 20 sartorie sociali di periferia dove si producono manufatti come borse e accessori: “Siamo riusciti ad arredare gli spazi come fossero case, in modo che aiutino le detenute a ricostruire consapevolezza e acquisire competenze tecniche”, racconta Delle Donne.

Secondo quanto riporta il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), infatti, i dati di recidiva, stabili intorno al 60%, possono calare fino al 2% per i detenuti che hanno avuto la possibilità di un inserimento professionale. Un obiettivo fondamentale che per la fondatrice è necessario affiancare anche a valori intangibili: “Per noi è altrettanto importante lavorare sull’autostima e la capacità di vivere in comunità. Sviluppare un’esperienza di lavoro in carcere può contribuire in modo significativo a questo percorso”. Grazie al suo impegno prezioso, Delle Donne è stata insignita dell’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Ricordo di averlo fatto sorridere quando gli ho chiesto di indossare un braccialetto firmato Made in Carcere, un grande gesto di riconoscimento verso ciò che facciamo, spesso con tanta fatica, qui al Sud”.

A Roma, invece, i detenuti dell’Istituto Penitenziario di Rebibbia modellano non solo i capi, ma anche il proprio domani. Il progetto Made in Rebibbia - Ricuciamolo insieme, nato dalla collaborazione tra l’Accademia Nazionale dei Sartori e l’istituto con il sostegno di BMW Roma, consente loro di imparare un mestiere, seguendo il laboratorio di Alta Sartoria, e di costruire una prospettiva professionale una volta scontata la pena. “Nata nel 2017 grazie a mio padre, allora Presidente dell’Accademia Nazionale dei Sartori, la nostra è un’iniziativa che cuce insieme impegno e riscatto sociale, per restituire dignità e dare nuove opportunità”, sottolinea Daniele Piscioneri, Presidente dell’Accademia Nazionale dei Sartori Aps - Ets. L’ultima sfilata, andata in scena all’interno dell’Area Verde del carcere, ha presentato trenta capi creati da otto allievi che, per una sera, hanno anche vissuto l’emozione di essere modelli.

“Abbiamo festeggiato il nostro primo pensionamento”, racconta Giovanni Lucchesi, che accoglie in Prism - società benefit da lui fondata a Milano nel 2023 con l’obiettivo di creare un polo manifatturiero della moda etica - non soltanto rifugiati, ma anche chi per motivi vari si è ritrovato fuori dal mercato del lavoro. “Le competenze in ambito sartoriale sono preziose nel nostro nuovo Repairing Hub, realtà strutturata capace di aiutare i brand nel servizio di riparazione imprescindibile per la vocazione circolare della moda oggi”. I team di Prism ritirano dai negozi capi da accorciare, riparare, personalizzare e, seguendo le specificità di ciascun marchio, li processano nel laboratorio. “Stiamo testando con i produttori nuovi macchinari per ingegnerizzare la scucitura abbattendone i tempi. Parallelamente, l’obiettivo per il 2026 è mettere a punto un’app dedicata al grande pubblico per ampliare il bacino di utenza del servizio. Inoltre ci occupiamo di upcycling dell’invenduto in collaborazione con alcune scuole di moda”.

A catalizzare l’attenzione dei social media è stata invece Fody Fabrics, start-up a vocazione sociale nata nel 2022 a Pistoia con l’intento di valorizzare rimanenze tessili attraverso l’inclusione di persone svantaggiate. “Vogliamo dare una risposta a tre emergenze che crediamo di poter contribuire a risolvere: lo spreco tessile, la fragilità sociale di chi è considerato diverso e l’emergenza freddo che soffre chi vive senza una fissa dimora”, spiega Luca Freschi, CEO di Fody Fabrics. “Sviluppando progressivamente un concetto di azienda gentile ma ambiziosa, costruiamo collaborazioni con aziende del territorio, enti pubblici e università. L’obiettivo non è solo sprecare meno, ma generare nuove possibilità di crescita per le persone e per il sistema moda”. Sui suoi profili social Fody Fabrics conta oltre 200mila seguaci tra TikTok e Instagram. “Rendere i nostri artigiani protagonisti delle nostre piattaforme online ha consentito a molti di loro di superare difficoltà espressive, e la stima e il sostegno della community sono diventati motivo di grande orgoglio per tutti”. Dopo più di tre anni di attività, “Fody ambisce a rappresentare un movimento socioeconomico e culturale che cresca per abbattere le barriere della diversità, ispirando sempre più persone a sentirsi bene con loro stesse e aprirsi al prossimo con impegno ed entusiasmo”.