di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 17 giugno 2023
Sono due gli schieramenti interni all’Anm. Ma le novità non scaldano davvero il dibattito. Prima di ogni considerazione sarebbe opportuno partire dai numeri, forniti dallo stesso ministero della Giustizia. Dal 2020 ad oggi sono stati aperti 5418 fascicoli per il reato di abuso d’ufficio. Questi fascicoli si sono chiusi con 9 condanne e 35 patteggiamenti. I rimanenti sono stati tutti archiviati. Si possono, dunque, fare le barricate per una riforma che abolisce un reato che nella quasi totalità dei casi è destinato a finire in un nulla di fatto?
L’assenza di una presa di posizione unitaria parte dell’Associazione nazionale magistrati nei confronti della riforma della giustizia, presentata questa settimana in Consiglio dei ministri da Carlo Nordio, si spiega, quindi, anche così. Al netto delle critiche da parte di alcuni magistrati, la riforma della giustizia di Nordio non tocca minimamente i temi “sensibili” per la categoria.
Non si parla di separazione delle carriere, non ci sono modifiche al sistema di elezione dei togati del Consiglio superiore della magistratura, non ci sono cambiamenti riguardo le valutazioni di professionalità o il disciplinare, non c’è nulla sulla responsabilità civile per i magistrati che “sbagliano”, un vecchio cavallo di battaglia del centrodestra. A parte l’abolizione del reato di abuso d’ufficio e la modifica del traffico d’influenze illecite, reato quest’ultimo dai contorni quanto mai vaghi ed evanescenti, la modifica delle regole sulle intercettazioni telefoniche toccherà solamente i giornali che avranno una “stretta” sulla pubblicazione degli ascolti. Il collegio dei giudici che dovranno decidere sui provvedimenti cautelari, ad esempio, entrerà in vigore dopo due anni e comunque si risolverà con una diversa organizzazione degli uffici.
Da più parti, poi, si sottolinea come sia solo una “anticipazione” della decisione del tribunale del riesame che già opera in composizione collegiale. In tale quadro, emerge allora la spaccatura profonda all’interno dell’Anm, con il gruppo progressista e quello moderato in perfetto equilibrio numerico. Magistratura democratica ed Area “accusano” i colleghi di Magistratura indipendente di non prendere posizione e lasciar correre in quanto il ministro Nordio, a differenza dei predecessori, ha deciso di toghe di avvalersi della collaborazione di quest’ultimi. Accusa a cui le toghe di Mi non replicano, limitandosi a ricordare che alla magistratura “compete un contributo tecnico e le scelte discrezionali di politica giudiziaria sono del governo”.
“Agli amici di Magistratura indipendente ricordo sempre che sono una corrente di lotta e di governo”, afferma con un pizzico di ironia il giudice Andrea Reale, componente del Comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati. “Chi adesso però grida contro la riforma di Nordio in passato ha avvallato senza batter ciglio provvedimenti molto penalizzanti per la categoria”, prosegue Reale. Per scoprire che il tema della riforma non scaldi gli animi è sufficiente fare un giro nei tribunali italiani. Al Palazzo di giustizia di Milano, in prima linea in passato quando si è trattato di contestare riforme della giustizia non gradite, il clima fra le toghe ieri era alquanto rilassato. Nessuno presagio di contestazioni o scioperi. Il tema maggiormente dibattuto ieri, soprattutto in procura, era cosa succederà martedì prossimo al Tribunale di Brescia dove è attesa la sentenza del processo a carico di Piercamillo Davigo, divenuto famoso per aver fatto parte del pool di Mani pulite.” Sarà condannato o sarà assolto?”, si chiedevano in molti.










