di Valentina Stella
Il Dubbio, 26 maggio 2025
“Toghe e politica - Una guerra lunga 30 anni” è stato il titolo di un dibattito organizzato dal Dubbio al Salone del Libro di Torino. A discuterne, moderati da Simona Musco, l’ex senatore del Pd Stefano Esposito e l’attuale senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto. Come è noto Esposito, indagato dalla procura di Torino per corruzione e traffico illecito di influenze, il 3 dicembre ha finalmente ottenuto l’archiviazione dell’inchiesta dalla procura di Roma, dopo oltre sette anni di calvario mediatico e giudiziario all'interno di una vicenda molto complessa. Già prima la Corte costituzionale aveva sancito l’illegittimità delle intercettazioni effettuate a suo carico dalla procura, che aveva agito senza chiedere alcuna autorizzazione al Senato.
L’ex parlamentare dem si è inizialmente concentrato sul processo mediatico che ha caratterizzato la sua vicenda: “La stampa in dieci giorni ha costruito il processo, lo ha svolto e mi ha pure condannato. E sebbene poi tu ne esca bene, rischi di non riprenderti più da quella sentenza mediatica”. Ironicamente, ma non troppo, ha proseguito: “Ditemi se avete trovato mai una persona, un agente della polizia giudiziaria, un cancelliere o un magistrato che sia stato accusato per aver fatto uscire le carte dalle stanze degli investigatori. Le carte escono da sole: ricordatevi che presso i palazzi di giustizia le carte hanno le gambe e viaggiano per conto loro”.
Su questo ha aggiunto Scalfarotto: “Nessun giornalista, fatta qualche eccezione, si è preoccupato di dire in quei primi dieci giorni che quella era la tesi dell’accusa”. Inoltre “vicende come questa rafforzano la necessità di introdurre nel nostro sistema il principio della responsabilità civile dei magistrati in caso di errori o di gravi negligenze. In questo caso c’è un pubblico ministero che a Torino ha indagato una montagna di gente e nessuno viene mai condannato. E a questo magistrato non succede nulla. In generale in gioco ci sono dei valori e delle vite. Francesco Carnelutti, grande giurista italiano, diceva che il processo è una pena in sé stesso.
Allora, nel momento in cui io ti inquisisco sulla base di qualcosa che non ha nessun fondamento, poi devi assumertene la responsabilità”. Il pensiero è andato all’inchiesta Open che ha coinvolto Matteo Renzi e la sua famiglia: “I suoi genitori furono arrestati poco prima dei tg della sera, furono fatte perquisizioni all’alba da parte dei finanziari a tutti quelli che avevano fatto dei bonifici alla Fondazione manco fossero dei mafiosi. Anche in questo caso è dovuta intervenire la Corte costituzionale e cinque volte la Cassazione ad annullare i sequestri. Poi è stato tutto archiviato ma i magistrati dietro tutto questo non pagheranno mai, eppure il Senato aveva certificato il fumus persecutionis da parte di quel magistrato nei confronti di Renzi”.
Esposito poi si è dilungato sul tema intercettazioni: “La Corte costituzionale ha scritto che le intercettazioni nei miei confronti erano preordinate e esclusivamente finalizzate ad accedere alla mia sfera di comunicazione. Voi immaginatevi che cosa significhi preordinare. Che cosa vuol dire preordinare? Vuol dire averlo deciso a tavolino. Siccome non potevano intercettarmi direttamente, hanno utilizzato una persona a me vicina per accedere. Adesso sto pensando di pubblicarle e commentarle tutte, in modo da spiegarle a chi avesse voglia davvero di capire questa vicenda”. Dopo ha raccontato di come sia stato abbandonato dal suo partito: “Vieni abbandonato. Sono rarissimi i casi in cui accade il contrario.
Qualcuno dice che è una questione di opportunità, qualcun altro non dice neanche niente e semplicemente si dimenticano di te, cancellano il numero di telefono”. La stessa cosa, ha raccontato Esposito, non è accaduta solo a lui: “Ricordate Filippo Penati? Era stato l'uomo macchina del Partito democratico, era quello che aveva fatto le liste. Era il principale collaboratore di Bersani; dall'oggi al domani, perché coinvolto in alcune vicende giudiziarie, è stato scaricato e non si pronunciava più neanche il suo nome.
E così è stato fino a quando, anche credo a causa di questa vicenda, è morto. Io non ho mai smesso non solo di salutarlo ma anche di telefonargli”. Per Esposito “questo atteggiamento culturale coinvolge sia la sinistra che la destra, il garantismo se non è morto è in uno stato comatoso”. Si è chiesto poi al senatore Scalfarotto se la soluzione possa essere la separazione delle carriere: “Temo che non sia così semplice. Questo governo, anche quando prova a fare delle cose giuste, le fa male. Secondo me le riforme costituzionali non si fanno con dei testi blindati che arrivano in Parlamento. Tra l'altro viene presentata come una riforma fatta quasi contro i giudici che emettono le sentenze sui migranti. Io avrei affrontato tutta la discussione in un modo molto più pacato, molto più tranquillo”.
Nel merito “la separazione delle carriere è una riforma che ha una sua ragion d'essere, che porta a compimento il processo accusatorio. Penso che sbaglino i magistrati da un lato a sentirsi oltraggiati e penso che sbagli dall'altra parte il governo a utilizzarla con uno strumento politico”. Dopodiché per Scalfarotto “ci sono delle scemenze enormi, tipo quella del sorteggio, in particolare dei non togati nel Csm: la Costituzione vuole che la politica designi qualcuno e la politica è l'espressione del popolo, i non togati che vanno al Csm devono essere espressione del popolo”.









